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Palazzo Chigi, Monti vara l’austerity

di Davide Colombo e Marco Rogari

Stop ai regali di valore superiore ai 150 euro, ai convegni e ai festeggiamenti inutili. Per tutto il personale di Palazzo Chigi e di via XX settembre l'era dell'austerity e dell'eliminazione degli sprechi fa un passo avanti. E in piena fase di speding review non poteva essere altrimenti. Mario Monti, in qualità di presidente del Consiglio e di ministro dell'Economia, nelle scorse settimane aveva a più riprese annunciato la stretta. Che ora, con una direttiva ad hoc divulgata ieri per porre un freno «alle spese non indispensabili», diventa operativa nelle due strutture che guida in prima persona dal premier.
Una direttiva che assume anche il significato di un rafforzamento del decalogo etico già in vigore all'Economia. Non a caso nel documento si afferma a chiare lettere che i comportamenti degli amministratori pubblici devono essere «ispirati al principio di assoluta sobrietà» e si fissa un paletto molto rigido: «Occorrerà astenersi con estremo rigore dall'effettuare ogni spesa di rappresentanza». Possibili solo alcune deroghe «del tutto eccezionali, riferibili a rapporti con Autorità estere» che permetteranno di effettuare «previa espressa autorizzazione» spese di modico valore. E in ogni caso Monti richiama la «necessità che vengano scrupolosamente osservate le disposizioni contenute nel codice etico di ciascuna amministrazione». A cominciare da quelle su regali e omaggi. Il prototipo da utilizzare è il codice etico del ministero dell'Economia (Agenzie fiscali comprese) e dei Monopoli di Stato, dove si prevede che non possono essere accettati da dipendenti e dirigenti regali, omaggi o buoni sconto superiori ai 150 euro. In caso si vada oltre quella cifra la loro restituzione, o devoluzione al Mef, diventa obbligatoria.
I comportamenti dei vertici delle due amministrazioni così come quelli dei dipendenti non dovranno, insomma, discostarsi dalla loro mission naturale oltre che al «perseguimento degli obiettivi di economicità ed efficienza». Obiettivi che – ribadisce Monti – restano prioritari. Non a caso il presidente del Consiglio ricorda che la correzione dei conti realizzata con le manovre varate nel 2011 serve per centrare gli obiettivi di finanza pubblica definiti in sede europea. Nuovi meccanismi legislativi che, per funzionare a dovere, hanno bisogno di essere accompagnati «da un'azione amministrativa» anti-sprechi che deve valere a tutti i livelli, anche per le spese minori come quelle di rappresentanza. Su queste voci, peraltro, dall'anno scorso vale il tetto imposto dal decreto legge 78 del maggio 2010 (articolo 6, comma 8), che impone per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza un tetto non superiore al 20% di quanto speso nel 2009 per le stesse voci. Quest'anno, per effetto di quella norma, nel budget preventivo della Presidenza del Consiglio (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 gennaio) sono state indicate risorse per le spese di rappresentanza pari a 233.900 euro.
La nuova stretta vale anche per l'organizzazione di convegni, celebrazioni, ricorrenze e inaugurazioni, da evitare anche quando costituiscano tradizionali impegni della struttura che li indice. E se proprio non sarà possibile soprassedere, si dovrà aver cura di organizzare queste manifestazioni di sabato, quando il grosso degli impiegati non lavora, stando bene attenti a evitare spese supplementari.
Il nuovo capitolo della razionalizzazione delle spese arriva dopo il giro di vite sui voli di Stato: ripristinando una decisione di Prodi, il premier ha deciso appena qualche giorno fa di far pagare il biglietto ai giornalisti che salgono sugli «aerei blu» al seguito delle autorità, misura che è scattata nei giorni scorsi quando Monti è andato in Libia in visita ufficiale. Anche la stretta sui regali viene dal governo Prodi: fu infatti l'allora ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa a varare nel 2007 il codice etico per i dipendenti del ministero; in quello stesso anno, pochi giorni prima di Natale, Prodi fece approvare un provvedimento, ancora in vigore, che vieta ai ministri di accettare regali superiori ai 300 euro.

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