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Palazzo Chigi cancella il bonus? Consob va al Tar

La Consob muove gli avvocati contro la Presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero dell’Economia. La tensione corre per via istituzionale e ha una ragione molto terra terra: i bonus che spetterebbero per il 2012 ai dipendenti Consob. La questione è finita davanti al Tar del Lazio. I termini della vicenda sono sommariamente indicati in un’ordinanza che giudica non infondato il ricorso dell’Authority e fissa al 6 luglio la discussione nel merito. Palazzo Chigi, interpellato, non ha rilasciato commenti. La Consob ha chiesto l’annullamento parziale del decreto del presidente del Consiglio del 4 gennaio scorso nella parte in cui vieta l’esecutività di una delibera Consob del 2015 che dispone il bonus aziendale per il 2012. È solo apparentemente una vicenda secondaria. In realtà la materia del contendere è quel sottile crinale che separa le funzioni di un’autorità indipendente dal potere politico. La Consob è autonoma dal punto di vista finanziario, non riceve denaro pubblico, si finanzia totalmente con i contributi del mercato e dei soggetti vigilati (Borsa Italiana, società quotate, promotori finanziari ecc.). Il trattamento economico del personale è parametrato a quello della Banca d’Italia, dove però, nel complesso, le retribuzioni sono decisamente superiori. La Commissione, inoltre, ha autonomia limitata perché le delibere sul trattamento del personale sono sottoposte a un visto di esecutività vincolante della presidenza del Consiglio che ha 20 giorni per approvare o negare il via libera. Nessun problema per il 2013 e il 2014. Nel caso, ben più complesso, appena finito davanti al Tar (il 2012 cumulava vari bonus precedenti), prima di dare incarico agli avvocati ci sarebbero stati contatti tra Consob, Ragioneria dello Stato e Presidenza del Consiglio. Tant’è che il diniego di Palazzo Chigi ai bonus è arrivato ampiamente fuori tempo massimo. A quel punto la Consob poteva procedere al pagamento ma alzando lo scontro. La scelta è stata quella di rimettere la decisone al Tar.

Mario Gerevini

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