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Pagine Gialle, interdetti gli ex manager

«La più grande operazione di leverage buyout in Europa», dichiaravano trionfanti nel 2003 i fondi di private equity conquistatori delle Pagine Gialle. Tanto grande che Seat, indebitata e spolpata per fornire ai fondi i soldi dell’acquisizione da 3 miliardi (è questo il senso dell’Lbo), è finita in dissesto salvandosi solo con un piano lacrime e sangue di tagli ai costi e ai creditori, sotto l’ombrello di un giudice e di un concordato. Ora, mentre Seat ha rialzato la testa e registra 281 milioni di ricavi nel consuntivo al 30 settembre, la procura di Torino ha dato un nome agli effetti collaterali di quella «grande operazione»: bancarotta. E per questo ieri il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Torino ha notificato 14 misure interdittive a undici ex membri del consiglio di amministrazione e a tre del collegio sindacale di Seat fra il 2003 e il 2004. Quelli, cioè, che per legge avrebbero dovuto fare gli interessi della società, pur essendo rappresentanti (e in parte anche soci) dei fondi.
L’ipotesi di reato è, appunto, la bancarotta fraudolenta per le operazioni straordinarie dell’epoca, a partire dalla distribuzione di un dividendo da 3,5 miliardi di euro. Gran parte (2,2 miliardi) andò ai soci di controllo che poi hanno venduto il 12% del capitale eccedente la maggioranza, incassando gli 800 milioni necessari per arrivare ai 3 miliardi dell’acquisizione e chiudere il cerchio. Ma Seat per pagare quella cedola mostruosa (e i super emolumenti e le profumatissime consulenze) si era indebitata fino al collo e ne è rimasta strozzata. Ora per gli uomini allora indicati da Cvc, Permira, Investitori Associati e BC Partners, scatta il divieto per 12 mesi — dice un comunicato delle Fiamme Gialle — di svolgere «attività imprenditoriali, professionali e uffici direttivi» di società e imprese. Alcuni erano rimasti in carica in Seat fino al 2012 e i tre sindaci (strapagati) fino al 2014. Tutti hanno già preannunciato ricorso.
I fatti risalgono a 12 anni fa ma i termini per la prescrizione scattano dal momento in cui si è rivelato il dissesto legato al maxi-dividendo e cioè la richiesta di concordato preventivo del 2013. L’ex amministratore delegato Luca Majocchi e l’ex presidente Enrico Giliberti, sono tra i destinatari dell’interdizione. E poi vi sarebbero Dario Cossutta, Luigi Lanari, Michele Marini, Nicola Volpi, Lino Benassi, Marco Reboa, Stefano Mazzotti, Alberto Tazartes, Guido Paolo Gamucci e i tre sindaci. Manager che già avevano transato con 30 milioni l’azione di responsabilità promossa da Seat. Le indagini, secondo la Gdf, hanno portato a ritenere che quel dividendo straordinario nel 2004 «fosse mosso da logiche di puro profitto dei soci di riferimento, contrario agli interessi della società (…) e a danno anche del ceto creditorio».
Nel frattempo le Pagine Gialle sotto la gestione di Vincenzo Santelia hanno realizzato il piano concordatario e l’azienda, ripartita, è stata poi acquisita da Italiaonline dell’egiziano Naguib Sawiris.

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