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Pagelle Ue per il rilancio all’esame Ecofin

L’Italia e la Francia sono i Paesi con più lacune da colmare e devono lavorare sodo su sei grandi dossier. La Spagna ne ha quattro e persino la virtuosa Germania deve intervenire su tre fronti, come l’Olanda. Mentre resta alta la tensione con la Grecia, è tempo di pagelle anche per gli altri governi e sul tavolo dell’Ecofin di venerdì 19 giugno approderanno le cosiddette «Raccomandazioni» ritagliate su misura per ciascun Paese, pubblicate il mese scorso dalla Commissione Ue. 
L’esercizio risale al 2011, «ma quest’anno, per la prima volta – fa notare Cinzia Alcidi, economista del Ceps di Bruxelles -, nel criterio di valutazione il focus si è spostato dal rigore alle riforme strutturali per rilanciare la crescita. Un cambio di passo che riflette il nuovo corso impresso dalla Commissione Juncker». Così come scendono le osservazioni mosse, passando dalle 157 del 2014 a quota 102 per l’intera Ue. Al contrario di quello che succede a scuola, i ministri dell’Economia e delle Finanze esaminano il giudizio e possono apportare correzioni, che devono essere motivate di fronte all’Europarlamento. Poi, però, i loro governi sono tenuti a fare i compiti a casa e le misure diventano vincolanti per favorire il ritorno a una crescita del Pil, stimata per quest’anno da Bruxelles all’1,5% per la Zona euro.
Per i big della moneta unica alcuni rilievi sono ricorrenti. Il filo rosso che lega Italia, Francia, Spagna e Olanda non è solo la necessità di risanare i bilanci pubblici, ma anche quella di mettere in campo interventi sul fronte di welfare (lavoro o pensioni a seconda dei casi), fisco, riforma della Pa e investimenti in funzione della crescita dell’economia. Per quest’anno e il prossimo l’Italia (si veda Il Sole 24 Ore del 14 maggio) deve affrontare alcune questioni lasciate in sospeso con le precedenti pagelle. Come una maggiore sostenibilità di bilancio con la riduzione del deficit strutturale (ma a un ritmo meno sostenuto nel 2016 per poter attuare le riforme) e del debito ancora troppo elevato, tradizionale tallone d’Achille del nostro Paese. Il rilancio della crescita passa, secondo Bruxelles, anche per l’adozione di un Piano strategico per le infrastrutture e la piena operatività dell’Agenzia per la coesione per migliorare e velocizzare la gestione dei fondi strutturali. La Commissione Ue ribadisce poi la necessità di adottare le leggi in discussione, modernizzare la Pa e fare rotta sulla semplificazione. Altre due aree prioritarie sono il lavoro e il settore bancario. Su questi due fronti, però, il governo sta già compiendo passi avanti, come l’approvazione in via definitiva dei due decreti attuativi del Jobs Act e di altri quattro che passeranno ora all’esame delle Camere. Sono in arrivo anche misure per porre rimedio alla montagna di sofferenze in pancia agli istituti di credito, con la possibile creazione di una «bad bank». Rispetto allo scorso anno le raccomandazioni sono comunque scese da otto a sei.
Dal 2014 al 2015 la Francia, che è sotto procedura per deficit eccessivo oltre il 3%, è passata da sette a sei rilievi. Oltre alla «correzione del disavanzo» entro il 2017, Parigi ha incassato due raccomandazioni per il rilancio dell’occupazione: deve attuare il «Patto di responsabilità e solidarietà» nel 2016, che porterà alla riduzione del costo del lavoro, e riformare la normativa, con un focus sui sussidi di disoccupazione. Non solo. Già entro quest’anno il governo Valls deve procedere con una sforbiciata delle imposte in nome della semplificazione e rimuovere gli ostacoli amministrativi per le imprese. C’è invece tempo fino al 2016 per spingere l’acceleratore sulla spending review da tempo annunciata. «Sarà proprio la Francia – afferma Alcidi – il Paese che avrà maggiori difficoltà ad attuare le riforme sollecitate, per la fragilità della sua economia e l’incertezza politica. Sul fronte macroeconomico preoccupano il doppio deficit, di bilancio e delle partite correnti».
La Spagna ha invece dimezzato il numero di raccomandazioni (otto nel 2014, oggi scese a quattro). Oltre alla correzione del deficit eccessivo entro il 2016, Bruxelles chiede interventi per allineare salari e produttività, la rimozione delle barriere per le imprese e il completamento delle riforme del settore bancario. L’Olanda, che ora rispetta il criterio del deficit, deve concentrarsi sugli investimenti in R&S, correggere le rigidità e le distorsioni sul mercato immobiliare, in particolare sul fronte degli affitti, e ridurre i contributi per i fondi pensione nei primi anni di vita lavorativa.
Le critiche non risparmiano nemmeno la Germania, che deve aumentare la dote per le infrastrutture, anche grazie a un sistema fiscale più efficiente, incentivare l’allungamento dell’età pensionabile e aprire alla concorrenza il settore dei servizi. Non è la prima volta che Bruxelles muove a Berlino rilievi su quest’ultimo aspetto. Sulla carta, infatti, queste raccomandazioni sono vincolanti e sono alla base del cosiddetto «Semestre europeo» per il coordinamento delle politiche economiche. Eppure, secondo un documento dell’Ufficio studi dell’Europarlamento, non sempre i consigli della Commissione vengono ascoltati. A livello Ue, solo 12 su 157 raccomandazioni (8% circa) relative al 2014 sono state finora messe in atto, nel 43% dei casi si è registrato «qualche progresso» e per il 49% dei rilievi si sono registrati pochi o nessun passo avanti. In Italia su otto raccomandazioni ci sono stati progressi per quattro e la situazione va a rilento per altrettanti. In Francia c’è stato «qualche progresso» in tre dossier su sette, in Olanda tre raccomandazioni su quattro sono state recepite in tutto o parzialmente. In Germania in tre casi su quattro i passi avanti sono stati limitati o assenti. La parola, ora, passa all’Ecofin.

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