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Pagelle Ue anticipate per Francia e Italia

L’appuntamento è per il giorno dello stipendio, venerdì 27. E in questo caso, lo stipendio dell’Italia sarà il giudizio della Commissione Ue sul piano di Stabilità e crescita del governo Renzi. Era stato rimandato da ottobre, prima a marzo e poi appunto a fine febbraio. Ed ora l’«udienza» è finalmente fissata, come quelle che riguardano Francia e Belgio. Tre Paesi che in un modo o nell’altro violano le regole del patto di Stabilità: non sono certo ridotti come la Grecia, ma possono rischiare una procedura di infrazione, cioè in media centinaia di milioni di multa. L’Italia dovrebbe cavarsela con un’assoluzione o al peggio con un’assoluzione a metà per insufficienza di prove, secondo le assicurazioni ufficiose ricevute da Bruxelles negli ultimi mesi e anche negli ultimissimi giorni. Per la Francia, il problema principale è un deficit che sfiora il 5% del Pil, ben oltre quel tetto massimo del 3% fissato dall’Ue. Per noi è invece il debito pubblico, 2.134,9 miliardi o il 131,6% del Pil, il secondo debito europeo dopo quello della Grecia, la ragione che ha spinto il Washington Post , l’altro giorno, a definirci una «bomba ad orologeria», «il vero problema del continente». Non solo: «Da quando è stato creato l’euro, 16 anni fa, l’Italia è cresciuta solo del 4%», facendo «peggio della Grecia… Cosa è andato storto? Praticamente tutto. Hanno problemi di offerta e di domanda, la prima parte significa che è troppo difficile avviare un’impresa, troppo difficile ampliarla e troppo difficile licenziare le persone. E questo rende le economie sclerotiche anche in tempi buoni, spacciati per tempi difficili». 
Il «Post» non è certo la voce del re Salomone, e vede le cose da una prospettiva atlantica che comprende una crescita sempre più forte e sicura. Ma la realtà di oggi, per Roma, ha davvero dei lati inquietanti: mentre per il deficit possiamo stare relativamente tranquilli, la Commissione ha lasciato trapelare che proprio il debito pubblico potrebbe essere la trappola di venerdì prossimo. Quello, e le riforme ancora in via di completamento: Fisco, privatizzazioni, mercato del lavoro. Esiste da tempo una “road map” delle cose da fare. L’ha ricordato ieri il ministro dell’Economia Per Carlo Padoan, in un’intervista a «Italy 24»: «L’Italia ha fatto molto più di altri Paesi per ritirare progressivamente la presenza dello Stato dai settori dell’economia dove il mercato può essere più efficiente». Ora, tocca a Poste e Ferrovie, «settori che possono essere aperti alla concorrenza con l’obiettivo di creare più efficienza»: e quindi «nel 2015 apriremo ai privati il capitale di queste società». Ma «senza svendere». Quanto alla riforma del Fisco, «è molto ampia, una vera e propria operazione di manutenzione straordinaria», e sarà varata a maggio.

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