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Pagelle fiscali, regime premiale per 1,1 milioni di partite Iva

La costruzione degli Isa 2o21 (anno d’imposta 2020) non passa solo dalle cause di esclusione della pandemia, destinata a escludere circa un milione di contribuenti tra imprese, autonomi, professionisti e società. All’ordine del giorno dell’amministrazione finanziaria c’è anche la “costruzione” del regime premiale che nel 2020 ha riguardato circa 1,1 milioni di contribuenti e che consente di beneficiare vantaggi ai contribuenti risultati più virtuosi, ossia che conseguiranno voti in pagella più elevati. L’idea allo studio resa nota ad associazioni di categoria e rapppresentanti di professionisti è quella di confermare il doppio binario di accesso già sperimentato lo scorso anno, in base al quale si possono, ad esempio, conseguire semplificazioni (come l’esonero dal visto di conformità) o “protezione” dagli accertamenti analitico-presuntivi o grazie ai voti conseguiti sul singolo anno o grazie alla media dell’anno d’imposta per cui si compila il software e a quello precedente.

Un meccanismo che, secondo quanto comunicato agli esperti dall’amministrazione finanziaria, ha consentito di attutire il possibile impatto negativo della pandemia durante la campagna dichiarativa 2020. Perché se è vero che il 2019 non era ancora interessato dalla crisi economica connesso al coronavirus, il momento di difficoltà in cui le dichiarazioni sono state compilate e presentate potrebbe avrebbe potuto disincentivare l’emersione di maggiori imponibili. Eppure non è stato così, anzi è stata ravvisata una sostanziale continuità con l’accesso al regime premiale per le dichiarazioni 2019 (anno d’imposta 2018).

In base ai numeri che sono stati presentati che hanno “scorporato” la percentuale di ingressi nel premiale per singola categoria (agricoltura, manifatture, servizi, professionisti, commercio) si può arrivare a una stima di 1,1 milioni di soggetti che hanno avuto accesso al premiale nel 2020. Da sottolineare che nel caso dei professionisti addirittura il 56% (su quasi 454mila contribuenti Isa) ha raggiunto uno dei premi e comunque più della metà (51%) ha conseguito un voto in paggella pari o maggiore di 8. Più in generale, comunque, tutte le categorie si collocano al di sopra di un terzo come quota degli accessi ai benefici. Un segnale che lo spirito delle pagelle fiscali, che hanno preso il posto degli studi di settore rivoluzionandone la filosofia di fondo, sembra essere stato percepito: si tratta, infatti, non di uno strumento di controllo ma di compliance. Anche se va sottolineato in quasi tutte le categorie (professionisti esclusi) è cresciuta anche la percentuale di chi ha riportato un voto insufficiente (tra 1 e meno di 6): addirittura nell’agricoltura si è saliti dal 36% al 42 per cento. E con un voto basso c’è in agguato la bocciatura del Fisco, ossia l’essere inserito nelle liste di analisi di rischio su cui poi sviluppare ulteriori controlli.

Va però fatta una puntualizzazione importante sulle differenze tra le platee del 2020 e 2019. Lo scorso anno, infatti, le partite Iva obbligate a compilare le pagelle fiscali si sono attestate a poco più di 2,7 milioni. Di fatto si è verificata una “fuga” di quasi 450mila unità rispetto ai dodici mesi precedenti. Una contrazione dei soggetti interessati ascrivibile in larghissima parte all’ingresso nel regime forfettario, che tra le semplificazioni comporta anche l’esonero dagli Isa.

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