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Pagamenti, regole inapplicabili

Inapplicabili le norme sui ritardi nei pagamenti. Il decreto attuativo arriverà (forse) sul filo di lana, ma portando tante di quelle complicazioni da lasciare le imprese al palo.

Il decreto attuativo dell’art. 62 del dl n. 1/2012 convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012 n. 27, che recepisce la direttiva comunitaria n. 2011/7/Ue relativa ai ritardi nei pagamenti delle transazioni commerciali, è stato emanato quasi nove mesi dopo il decreto legge. Ma ora si chiede all’operatore economico di adeguare i suoi sistemi informativi e amministrativi in dieci giorni. Dal 24 di questo mese, infatti, il decreto ministeriale entrerà in vigore, lasciando peraltro in sospeso numerosi aspetti, figli del mancato confronto dei ministeri con gli operatori del settore realmente impegnati sul territori.

Il primo e più importante elemento di perplessità è dato dai tempi di approvazione. Il decreto ha ricevuto il via libera dal Consiglio di stato solo la settimana scorsa, a pochissimi giorni dall’entrata in vigore. Via libera accompagnato comunque da diverse osservazioni.

Il secondo aspetto è la leggerezza con cui legge e decreto attuativo sono intervenuti modificando diverse parti del dpr 633/72 e del 627/78, rendendo le pratiche commerciali del settore fondamentalmente ingessate. È il caso della parte in cui si richiede che, affinché una fattura sia conforme all’articolo 62 del dl 1, servono l’indicazione di durata, modalità di consegna e prezzo. L’indicazione della durata comporta diverse complessità laddove, per esempio, diventa obbligatorio associare a ogni documento emesso il contratto di riferimento (se esiste). Se invece non esiste non viene specificato cosa esporre.

La modalità di consegna reintrodurrà un elemento eliminato con il dpr 472/96, che ha sostituito la bolla di accompagnamento (sostituito con il documento di trasporto). Obbligo dev’essere rispettato anche nel documento di cui all’art. 21 (la fattura). Quindi non solo si reintroduce un elemento sostanzialmente inutile sul documento di trasporto, ma in più lo si complica (sarà necessario anche sulla fattura) e lo si lascia poi nelle difficoltà interpretative (cosa succede se per alcune consegne cambia la modalità di consegna? Dovranno essere emessi più documenti?).

L’esposizione del prezzo sui documenti di trasporto aggiungerà ulteriore complessità all’emissione di tali documenti. Occorrerà, per esempio, ristampare i modulari se il prezzo non era previsto). E non si avrà nessun vantaggio pratico ai fini dell’applicazione dell’art. 62, comportando invece che un elemento così importante sia visibile anche da terzi, per esempio il trasportatore.

Nel decreto ministeriale attuativo sono escluse alcune tipologie di operazioni: conferimento alle cooperative da parti dei soci, cessione di prodotti agricoli ai produttori, cessioni di prodotti ittici effettuati tra imprenditori ittici, consegne con pagamento istantaneo (tentata vendita). Non si fa però riferimento alle consegne di prodotti caseari, che hanno una normativa specifica (scheda di raccolta, dl 28 marzo 2003 n. 49) ove il documento di trasporto è sostituito dal registro della raccolta latte. Per questi operatori l’obbligo derivante dall’art. 62 sembra annullare gli effetti del dl 28/2003 senza però che lo stesso dl sia abrogato (e pensare che il decreto attuativo è stato emanato con il concerto del ministero delle politiche agricole, che avrebbe dovuto essere al corrente del possibile pasticcio).

Ulteriore elemento di indeterminatezza e possibile fonte di contenzioso, diventa la data decorrenza dei termini di pagamento. Il comma 3 dell’art. 62 indica che il termine di pagamento sia calcolato a partire dalla fine del mese di ricevimento della fattura. La data di ricevimento della fattura è certa solo se la consegna avverrà «a mano», a mezzo Pec, con trasmissione Edi. i n tutti gli altri casi fa testo la data di ultima consegna. Poiché a priori non è possibile conoscere con certezza la data di ricevimento della fattura, diventa impossibile esporre nella fattura la data di scadenza del pagamento (pratica commerciale diffusissima). In più si creerà un surplus di impegni da parte degli operatori. Sarà necessario conoscere la data di ricevimento di ogni fattura per poter determinare la data di scadenza da cui effettuare le successive operazioni economiche, Riba o quant’altro. Nel comma 3, tra l’altro si stabilisce che non può essere emessa un’unica fattura in caso di prodotti assoggettati a termini di pagamento differenti. Peccato che non si tenga conto che in presenza di importi minimi da fatturare, l’obbligo graverà inutilmente sugli operatori commerciali, sia in termini di obblighi amministrativi, sia in termini di oneri economici (per esempio, raddoppieranno le spese di incasso per ogni scadenza). Il comma 3, prevede, in aggiunta, che i giorni di scadenza vengano considerati secondo il calendario legale quando la prassi prevede, quasi unanimemente, l calcolo secondo il calendario commerciale. In sintesi, una pletora di nuovi formalismi che imporrebbe non solo un rinvio ma anche una correzione di rotta sostanziale sulle procedure.

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