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Pagamenti, qualcosa si smuove

Il denaro contante rappresenta ancora lo strumento più utilizzato dagli italiani per i pagamenti effettuati nei punti vendita, con una quota pari all’85,9% delle transazioni totali e del 68,4% in termini di valore. Ma carte e strumenti alternativi sono maggiormente preferiti nel caso in cui sia possibile scegliere il metodo di pagamento, senza alcun vincolo. In tal senso, gli strumenti alternativi al contante più usati sono le carte di debito, di credito e prepagate con le quali vengono regolate il 12,9% delle transazioni, pari al 28,6% in termini di valore. Ancora poco diffusa risulta la tecnologia contactless, utilizzata nel 3% delle transazioni con carte. Sono gli elementi che emergono dal paper «L’utilizzo del contante in Italia», elaborato dalla Banca d’Italia sulla scorta degli esiti scaturiti dall’indagine della Banca centrale europea «Study on the use of cash by households», condotta nell’area euro. Lo studio evidenzia che al crescere del valore delle transazioni diminuisce la quota di pagamenti effettuati in contanti. Per le spese meno frequenti, come nei casi del pagamento del canone di locazione o della rata del mutuo, delle tasse, delle assicurazioni e delle utenze in generale, gli strumenti alternativi sono utilizzati in misura maggiore rispetto al contante.Le variabili geografiche e demografiche. Dal report emerge che il contante è maggiormente utilizzato nelle regioni del Centrosud piuttosto che in quelle del Nord e dalle donne, dai giovanissimi e da persone con reddito più basso. In dettaglio, le percentuali minori di transazioni in contante sono state registrate in Lombardia (80,7%), Sardegna (81,7%) e Toscana (82,2%), quelle più alte in Calabria (94,3%) Abruzzo e Molise (91,2%) e Campania (90,8%). Relativamente all’occupazione, si rileva una maggiore propensione all’uso del contante da parte di lavoratori autonomi, casalinghe, studenti e persone in cerca di lavoro. L’utilizzo di strumenti alternativi, in particolare le carte, è maggiore, invece, per gli intervistati con più elevato grado di istruzione o che non hanno ancora completato gli studi, per le persone con redditi medio-elevati, per gli impiegati e i pensionati.

L’indagine ha evidenziato che gli acquisti giornalieri, che costituiscono la quota più rilevante delle operazioni registrate, sono stati prevalentemente effettuati in contanti, anche quando erano disponibili alternative, probabilmente in ragione del più basso valore medio di tali operazioni. La scelta dello strumento di pagamento è, quindi, influenzata più dalle caratteristiche della transazione che da fattori socio-demografici.

Le nuove tecnologie. Un rapido sviluppo di app e pagamenti via smartphone potrebbe incidere sull’utilizzo del contante, se questi metodi venissero accettati presso i luoghi di acquisto quotidiani. L’analisi rileva che l’effetto di sostituzione sarebbe maggiore nel caso in cui fosse implementato lo scambio anche tra pari: alcuni individui, infatti, dipendono da altri per le proprie entrate, venendo quindi condizionati anche nella scelta degli strumenti di pagamento. I più giovani, per esempio, effettuano poche transazioni e in prevalenza in contante, lo scenario potrebbe cambiare se i genitori trasferissero i soldi ai propri figli tramite una app.

Tra vincoli e libera scelta. Il 45% degli intervistati italiani, rispetto al 43% della media europea, ha dichiarato di preferire carte e altri strumenti rispetto al contante. Ma la percentuale che ha indicato, invece, una preferenza per il contante (39%) è comunque superiore alla media europea (32%). In Italia, l’88,9% degli intervistati ha affermato di possedere almeno una carta di credito o debito, rispetto alla media europea del 93%. Gli italiani che hanno pagato in contanti avrebbero potuto in alternativa utilizzare la carta, poiché accettata dai venditori, nel 63,7% dei casi, valore inferiore alla media europea (68,8%). I risultati dell’indagine mostrano che la scelta del contante è stata vincolata alla mancata possibilità di pagare con strumenti alternativi nel 39,1% dei casi; il 58,9% dei pagamenti con contanti è stato effettuato pur esistendo un’alternativa; nel restante 2% dei casi il consumatore ha dichiarato di non sapere se altri mezzi fossero accettati. Per oltre la metà degli intervistati che preferiscono il contante la motivazione si basa sulla maggiore accettazione di tale metodologia di pagamento; in misura minore influiscono anche la velocità delle transazioni e la possibilità di tenere sotto controllo le proprie spese. Non dover controllare se l’ammontare di contante che si ha con sé è sufficiente per le spese da sostenere è, invece, la prima motivazione per coloro che preferiscono l’utilizzo di uno strumento diverso dal contante, seguita dalla velocità della transazione e dalla sicurezza.

Antonio Longo

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