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Pagamenti Iva, lo split payment entra nel vivo, senza più rinvii

Finito il rodaggio dello «split payment». Da questo mese, le pubbliche amministrazioni non possono più rinviare il pagamento dell’Iva divenuta esigibile nel mese precedente. Il meccanismo entra quindi a pieno regime, mentre si è ancora in attesa del verdetto dell’Ue, che dovrà decidere se autorizzare la misura speciale introdotta dalla legge di Stabilità 2015.

Intanto il bollettino delle entrate tributarie di gennaio-febbraio, diffuso dal Mef, registra versamenti da split payment per un milione di euro, nel quadro di una consistente riduzione del gettito Iva, rispetto allo stesso periodo del 2004, che potrebbe in parte dipendere proprio dalla tolleranza concessa agli enti pubblici per procedere all’adeguamento dei sistemi informatici di contabilità. Facciamo il punto della situazione.

Iva ad hoc sulle pubbliche forniture. Ai sensi dell’art. 17-ter del dpr n. 633/72, introdotto dalla legge n. 190/2014, dal 1° gennaio 2015 per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dello stato e dei suoi organi, anche dotati di personalità giuridica, degli enti pubblici territoriali e dei loro consorzi, delle camere di commercio, degli istituti universitari, delle aziende sanitarie locali, degli enti ospedalieri, degli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza, l’Iva è in ogni caso versata dagli enti stessi.

In deroga al normale sistema, quindi, l’imposta non è incassata dall’erario per il tramite dei fornitori, ma direttamente in capo ai suddetti cessionari/committenti. Gli enti acquirenti dovranno quindi «splittare» (o scindere) il pagamento della fattura, effettuandolo:

– per l’imponibile, a favore del fornitore;

– per l’imposta, direttamente all’erario.

Profili soggettivi. Il meccanismo speciale si applica alle forniture effettuate da qualunque soggetto passivo dell’Iva nei confronti degli enti suelencati. L’elenco dell’art. 17-ter corrisponde a quello del quinto comma dell’art. 6 del dpr n. 633/72 in relazione all’esigibilità differita dell’Iva, per cui è possibile fare riferimento, per l’individuazione degli enti, ai chiarimenti forniti in passato dall’amministrazione riguardo a detto quinto comma. Nella circolare n. 1/E del 9 gennaio 2015, pur muovendo da questa considerazione, l’agenzia delle entrate ha però osservato che la norma del quinto comma dell’art. 6, in materia di esigibilità differita, ha carattere agevolativo e natura derogatoria rispetto ai principi ordinari dell’Iva, sicché non è suscettibile di interpretazione estensiva, mentre la norma sullo split payment persegue finalità di arginare l’evasione da riscossione; di conseguenza, ai fini della definizione dell’ambito soggettivo di applicazione è possibile un’interpretazione della disposizione basata su valutazioni sostanziali di ordine più generale, che tengano conto della differente ratio rispetto al citato quinto comma.

Tanto premesso, la circolare ha chiarito che nel perimetro soggettivo dello split payment rientrano, in via esemplificativa, anche i seguenti enti, riconducibili all’elenco dell’art. 17-ter:

– le istituzioni scolastiche e le istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica, che devono considerarsi a tutti gli effetti amministrazioni statali in quanto compenetrati nella organizzazione dello stato;

– gli enti locali indicati dall’art. 2 del dlgs n. 267/2000, cioè Comunità montane, Comunità isolane e Unioni di Comuni, trattandosi di enti pubblici costituiti per l’esercizio associato di una pluralità di funzioni o di servizi comunali in un determinato territorio, che si sostituiscono agli stessi comuni associati;

– le Unioni regionali delle Cciaa;

– gli istituti universitari;

– gli enti pubblici, costituiti appositamente in alcune regioni, subentrati ai soggetti del Ssn nell’esercizio di funzioni amministrative e tecniche, trattandosi di enti pubblici che si sostituiscono integralmente alle Asl e agli enti ospedalieri nell’approvvigionamento di beni e servizi destinati all’attività di questi;

– enti ospedalieri, a eccezione degli enti ecclesiastici che esercitano assistenza ospedaliera operanti in regime di diritto privato;

– enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico;

– Ipab e Asp;

– enti pubblici di previdenza, quali l’Inps e i fondi pubblici di previdenza.

Lo split payment non si applica invece alle operazioni effettuate nei confronti di enti non riconducibili nell’elenco, per esempio:

– enti previdenziali privati o privatizzati, in quanto mancanti del requisito indispensabile della natura pubblica;

– aziende speciali (incluse quelle delle Cciaa);

– enti pubblici economici, che operano con un’organizzazione imprenditoriale di tipo privatistico, anche se nell’interesse generale;

– enti pubblici non economici, autonomi rispetto alla struttura statale, che perseguono fini propri, sebbene di interesse generale, quali: ordini professionali, enti e istituti di ricerca, agenzie fiscali, autorità amministrative indipendenti (es. Agcom), agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (Arpa), Automobile club provinciali, Aran, Agenzia per l’Italia digitale, Inail, Ispo.

L’agenzia suggerisce di consultare l’indice delle pubbliche amministrazioni, che però non è determinante in quanto comprende soggetti che sono esclusi dallo split payment e può non comprendere, al contrario, soggetti che vi sono inclusi; qualora rimangano dubbi, è possibile presentare istanza di interpello.

Fatturazione elettronica. Dal 31 marzo scorso, com’è noto, è obbligatoria l’emissione della fattura elettronica per le operazioni effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni e dei soggetti equiparati, fra cui gli enti menzionati nell’art. 17-ter del dpr 633/72. La platea dei soggetti pubblici destinatari della fattura elettronica, però, è molto più ampia rispetto ai destinatari dello split payment, in quanto, come chiarito nella circolare congiunta Mef-funzione pubblica n. 1 del 9 marzo 2015, comprende:

– i soggetti di cui all’art. 1, comma 2, dlgs n. 165/2001: amministrazioni dello stato, compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende e amministrazioni dello stato a ordinamento autonomo, le regioni, le province, i comuni, le comunità montane, loro consorzi e associazioni, istituzioni universitarie, istituti autonomi case popolari, camere di commercio e loro associazioni, enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, amministrazioni, aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale, Aran, agenzie di cui al dlgs n. 300/1999, Coni;

– i soggetti di cui all’art. 1, comma 2, legge n. 196/2009: soggetti indicati ai fini statistici dall’Istat nell’elenco annuale, autorità indipendenti;

– i soggetti di cui all’art. 1, comma 209, legge n. 244/2007: amministrazioni autonome.

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