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Pagamenti hi-tech, il portafoglio si smaterializza

Il mondo dei pagamenti diventa sempre più hi-tech: l’offerta si sta evolvendo e crescono le soluzioni che consentono per esempio di saldare il conto, pure nei negozi, dallo smartphone o utilizzando dispositivi indossabili come lo smartwatch, oppure per pagare il taxi e il parcheggio, o per fare acquisti al supermercato direttamente con il device mobile. In tutto ciò uno dei temi fondamentali rimane la sicurezza con la necessità, tra le altre cose, di rafforzare i sistemi di autenticazione.

Oltre alle carte contactless, con cui è possibile pagare avvicinando la carta al pos senza digitare il pin, infatti, sono diversi i sistemi che stanno irrompendo sul mercato. Negli ultimi anni lo smartphone ha abbattuto molte barriere per i pagamenti digitali anche in negozio e in generale in mobilità, grazie ai mobile wallet, ovvero portafogli virtuali che permettono di conservare denaro (moneta elettronica) o strumenti di pagamento (carte di pagamento o conti correnti bancari). In questa direzione vanno Apple Pay, Samsung Pay e Google Pay, con cui si può saldare il conto dal dispositivo mobile, anche nei punti vendita fisici, avvicinando il device al pos. Ma non solo: pure i cosiddetti wearable, vale a dire i dispositivi indossabili, possono abilitare i pagamenti; per esempio gli orologi (come Apple Watch e Samsung Galaxy Watch) e i fitness tracker (Garmin Pay e Fitbit Pay), che sono di solito legati ad applicazioni per smartphone che consentono di ricevere notifiche, cambiare i massimali, bloccare i pagamenti e rivedere lo storico delle transazioni. Senza dimenticare le soluzioni che cominciano a prendere forma dalla collaborazione tra catene della grande distribuzione organizzata e attori del mondo dei pagamenti: è il caso di Jiffy (che è un circuito di pagamenti) che, grazie alla partnership con le banche Intesa Sanpaolo e Ubi Banca, è diventato uno strumento di pagamento accettato da Carrefour e Finiper. Oppure c’è AuchanSpeedy che, attraverso l’uso di un’app su smartphone, consente di scansionare i prodotti e di acquistarli nei supermercati dell’insegna con una delle carte registrate nel proprio portafoglio digitale tramite Masterpass (soluzione di pagamento digitale di Mastercard).

Più sicurezza nei pagamenti. Un importante elemento in questo panorama è la nuova direttiva europea relativa ai sistemi di pagamento (PSD2, l’acronimo di Payment Services Directive 2), entrata in vigore a inizio 2018 e completamente operativa da settembre 2019 con l’obiettivo di creare un mercato unico che include anche i pagamenti digitali. Tra le questioni più importanti c’è quella della sicurezza. Per ridurre il rischio di frode la PSD2 prevede l’utilizzo della Strong customer authentication (Sca): si tratta di un tipo autenticazione che si basa sull’uso di due o più strumenti, classificati nelle categorie della conoscenza (qualcosa che solo l’utente conosce come il codice pin), del possesso (qualcosa che solo l’utente possiede, come lo smartphone) e dell’inerenza (qualcosa che caratterizza l’utente, come l’impronta digitale o in generale i dati biometrici).

Tutto ciò avrà un impatto sul mondo retail, che dovrà adottare una serie di misure per il corretto supporto dei nuovi standard previsti dalla normativa europea. Sulla questione Mastercard (che ha messo a punto Identity Check, che consente di utilizzare sistemi d’identificazione biometrica, come le impronte digitali, l’iride e il riconoscimento facciale) ha avviato un sondaggio in 17 paesi europei, da cui emerge che la gran parte dei retailer del commercio elettronico, ovvero il 75% degli intervistati, non è a conoscenza delle novità introdotte dalla normativa della nuova direttiva per facilitare nuove tecnologie che rendano più sicuri e semplici i pagamenti digitali. Lo studio mette anche in risalto come solo il 14% degli esercenti supporti già i requisiti previsti dalla normativa, con il 51% di loro che è intenzionato ad adottarlo successivamente al mese di settembre 2019 o di non prevederlo affatto.

Lo scenario in Italia. I pagamenti innovativi stanno crescendo in Italia a un ritmo elevato (+56% per un totale di 80 miliardi di euro), arrivando a rappresentare un terzo dei pagamenti digitali con carta.

Secondo l’ultima edizione dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2018 nella Penisola sono state effettuate oltre un miliardo di transazioni senza contatto da parte dei possessori di carte contactless, per circa 47 miliardi di euro di transato complessivo: da un lato i consumatori hanno sempre più dimestichezza con questa modalità, dall’altro è aumentato il numero di carte e pos abilitati, visto che oltre una carta su 2 (60 milioni, +17) e più di 3 Pos su 4 (1,7 milioni, +21%) sono contactless.

Ma si sta facendo anche spazio il cosiddetto mobile proximity payment, cioè il pagamento da smartphone presso i punti vendita, con un +650% e oltre 15,6 milioni di transazioni effettuate; raddoppiano, inoltre, sia il numero di persone che l’hanno utilizzato (un milione a fine 2018) sia la spesa annuale media, che supera i 500 euro per persona.

Chiaramente i dispositivi mobili sono usati sempre di più pure per gli acquisti online, effettuati tramite sito o app (è il mobile remote commerce, in aumento del 40% per un totale di 8,4 miliardi di euro), arrivando a rappresentare oltre il 30% dell’e-commerce, soprattutto per quanto riguarda i prodotti (per esempio l’abbigliamento). La previsione è che nei prossimi tre anni il mobile remote commerce possa raggiungere una penetrazione che sfiorerà il 50% del commercio elettronico complessivo.

Poi ci sono tutti i pagamenti effettuabili tramite smartphone per comprare ricariche telefoniche, bollette, bollettini, parcheggi, biglietti del trasporto, noleggi di auto, taxi (il mobile remote payment). In quest’ambito sono in aumento soprattutto i servizi di pagamento legati alla mobilità (+53%), quindi relativi a parcheggi, biglietti dei mezzi pubblici, taxi, car sharing e bike sharing: in tutto valgono oltre 180 milioni di euro e sono presenti in oltre 460 comuni, abitati dal 39% circa della popolazione italiana. La componente che pesa maggiormente rimane quella del car e bike sharing con oltre 90 milioni di euro e una crescita del 49%, nonostante il bike sharing faccia registrare una contrazione in termini di numero di città servite a causa della dismissione in diversi piccoli centri del servizio a postazione fissa.

Raddoppiano, invece, i pagamenti delle corse del taxi da app con un valore di 40 milioni di euro, anche grazie a convenzioni aziendali che permettono ai dipendenti il rimborso delle spese, mentre il pagamento del parcheggio via app (per i minuti effettivi di sosta senza passare da un parchimetro) si dimostra il servizio più capillare con oltre 360 comuni in cui è attivo.

Irene Greguoli Venini

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