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Pagamenti & Fallimenti: uno spiraglio di sereno

La fiducia delle imprese ha dei driver precisi: accesso al credito, puntualità dei pagamenti e tasso di fallimenti sono tra i più significativi. Se due fattori su tre migliorano, è inevitabile che il barometro della fiducia segni sereno nel prossimo futuro. Rimane ancora complesso e poco fluido (soprattutto per le piccole e medie imprese) l’accesso al credito: il governo con la legge di bilancio sembra voler dare un impulso contrario cercando di favorire un ritorno al prestito bancario, ma si tratta ancora di uno scenario futuribile.

In compenso, migliora la puntualità dei pagamenti delle imprese italiane e calano, sia pure leggermente, i ritardi gravi nel saldo delle fatture, uno dei principali indicatori dello stato di salute delle imprese. Attualmente la percentuale di ritardi gravi è infatti pari al 12,6%, in calo rispetto al 13,1% dello stesso periodo del 2015. Il 35,9% delle imprese, dati aggiornati a fine settembre 2016, invece paga alla scadenza, il 51,5% entro il mese di ritardo. Una situazione, quella dei pagamenti, che dopo anni di insicurezze sembra aver trovato un assetto positivo.

A diffondere i dati è lo studio sui pagamenti, aggiornato a fine settembre 2016, realizzato da Cribis D&B, la società del gruppo Crif specializzata nelle business information, che ha studiato i comportamenti delle imprese.

Segnali confortanti«Le aziende italiane, dopo anni di ristrutturazioni e ridefinizione di mercati, prodotti e obiettivi, stanno dimostrando una maggiore solidità economica e commerciale — commenta Marco Preti, amministratore delegato di Cribis D&B —. Nel corso dell’ultimo anno, sia pure di poco, continuano a calare i ritardi gravi nel saldare le fatture. E, proprio il calo dei pagamenti oltre il mese di ritardo, è un ottimo segnale per le imprese e lascia spazio a un cauto ottimismo per il futuro. Le imprese hanno infatti affrontato la crisi concentrandosi soprattutto sulla ricerca di nuovi mercati e sulla ridefinizione delle strategie di gestione della clientela».

Continua la crisi del commercio al dettaglio. Solo il 26,2% delle imprese che operano in questo settore è infatti puntuale, il 20,1% invece fatica a saldare i debiti. Situazione opposta per i servizi finanziari, puntuali nel 46,3% dei casi, a fronte di ritardi gravi pari al 9,5%. Molto interessante notare come le aziende che hanno ottenuto le migliori performance siano quelle che hanno fatto due cose principalmente: utilizzare la gestione del credito come uno dei parametri per selezionare la clientela; in secondo luogo, hanno reso la puntualità dei pagamenti uno degli elementi chiave per ottimizzare i flussi di cassa e migliorare i processi interni. Molte aziende hanno iniziato a monitorare la gestione del credito della loro clientela adottando strategie per la riduzione degli insoluti e l’efficientamento delle procedure.

Meno serrande chiuseNel terzo trimestre del 2016, in Italia, le imprese che hanno portato i libri in Tribunale sono state 2.704, registrando un calo del 4,4% rispetto ad un anno fa, del 7,8% rispetto al 2014. Da inizio anno sono invece 10.047 le imprese fallite, con una media di 52 chiusure al giorno. Anche in questo caso il settore più in crisi è quello della vendita al dettaglio mentre quello finanziario è il comparto che sta meglio.

L’altra buona notizia arriva dall’edilizia (in crisi nera dal 2009) che conta 2.040 imprese che hanno portato i libri in tribunale ma con un calo dei casi del 6,3% rispetto all’anno precedente. «Nonostante queste buone notizie il confronto con il 2009 rimane preoccupante — avverte Preti — . Dal 2009 ad oggi infatti la percentuale dei fallimenti è cresciuta del 58,9%, del 32,2% rispetto al 2010. Dati, questi ultimi che devono servire a far riflettere su quanto si può ancora migliorare e sul fatto che non bisogna abbassare la guardia». Perché il tempo volge al bello, ma il vento non è ancora alle nostre spalle.

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