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Pagamenti e crescita, le proposte di Monti alla Ue

Il vento sta cambiando a Bruxelles. Ora si tratta di intercettarlo, per quanto possibile data la situazione politica italiana. Mario Monti si appresta a volare nella capitale belga per il vertice europeo in programma giovedì e venerdì con una serie di proposte da sottoporre al vaglio dei Capi di Stato e di governo. Una sorta di istruttoria preliminare, in vista delle decisioni che saranno assunte con ogni probabilità nel nuovo summit di fine giugno.
Si tratta in primo luogo di creare le premesse per quelli che a palazzo Chigi vengono definiti «eventuali spazi di bilancio», in sostanza risorse fresche e aggiuntive da utilizzare per sostenere crescita e occupazione. Si può immaginare un percorso misto, fatto di risorse comunitarie e interventi nazionali che evidentemente dovrebbero essere contabilizzati «a latere» del deficit. Una sospensione anche temporanea, da connettere (è la linea che Monti sta definendo) alle riforme strutturali già realizzate. Si pensa a una qualche forza di “incentivo” per quei Paesi, tra cui l’Italia, che oltre ad aver avviato con le tre manovre del 2011 una robusta correzione dei conti pubblici, possono mettere in campo anche alcune riforme, tra cui quella delle pensioni, il cui effetto sarà la sostenibilità del sistema previdenziale nel medio periodo.
L'”incentivo” dovrebbe appunto concretizzarsi in un margine di azione che verrebbe riconosciuto da Bruxelles anche in un ambito temporale circoscritto, con verifiche periodiche per evitare che si metta in moto una pericolosa spirale di spese finanziate in deficit. Lo conferma il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi: «È importante che i paesi che hanno un rapporto deficit/pil al di sotto del 3%, vicini al pareggio di bilancio strutturale, possano avere un margine di manovra» nel calcolo degli investimenti produttivi. Un anticipo di «golden rule», da far marciare di pari passo con la trattativa sui debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche nei confronti delle imprese, che non dovrebbero andare ad appesantire il già enorme debito pubblico.
Non si parte da zero. Si tratta di dare concreta attuazione all’impegno politico sottoscritto dai leader europei nel Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre 2012. Nel documento finale, aggiunta per la quale si è battuto personalmente lo stesso Monti, si fa esplicito riferimento a «politiche di bilancio differenziate, favorevoli alla crescita e solide». Il tutto nel pieno rispetto dei vincoli fissati dalla disciplina di bilancio europea, così da «equilibrare la necessità di investimenti pubblici produttivi con gli obiettivi della disciplina di bilancio». Margini aggiuntivi da utilizzare all’interno del «braccio preventivo del patto di stabilità e di crescita».
Certo pesa la grave incertezza politica, che non consente al momento di prevedere se e quando vi sarà un nuovo Governo. Pur con questo vulnus di partenza, Monti potrà far valere alcuni risultati concreti, in linea con l’apertura di credito della stessa Commissione europea, che potrebbe già in maggio chiudere la procedura per disavanzo eccessivo aperta nel 2009. Le stime più recenti dell’esecutivo comunitario prevedono che il deficit italiano si manterrà stabilmente al di sotto del 3% del Pil nel triennio 2012-2015, fermo restando il target del pareggio di bilancio in termini strutturali, da realizzare già nel 2013.

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