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Pagamenti «cashless» in crescita del 9%

Più pagamenti “cashless” e più transazioni con le carte di debito, che tolgono spazio a quelle di credito, il cui numero è in diminuzione. È lo spaccato che presenta la XV edizione dell’Osservatorio sulle carte di credito, realizzato da Assofin, Crif e Gfk, che sarà presentato domani a Milano.
Nel 2016 si è registrato un aumento dell’8,7% del numero dei pagamenti elettronici. A fare da traino la crescita (+6,6%) delle carte di debito e delle relative operazioni, che ha portato a una flessione nell’uso del contante. «È cresciuto il ricorso alle carte anche per le spese quotidiane di importo più contenuto – segnala Kirsten van Toorenburg, responsabile Studi, statistiche e formazione di Assofin -. Le famiglie razionalizzano il numero delle tessere in portafoglio, preferendo quelle multifunzione, come per esempio le carte opzione, un segmento in continua crescita».
Rispetto agli anni precedenti le prepagate rallentano la loro crescita (+3,7% contro il +12,8% del 2015), mentre i consumatori le impiegano molto più frequentemente, con un aumento nel valore degli acquisti. In terreno positivo (+2,1%) anche le revolving: a fine 2016 tra tessere opzione e rateali circolavano 9,5 milioni di carte. Un ulteriore passo avanti è stato compito nel primo semestre di quest’anno: il numero delle operazioni ha sfiorato il +10% e i volumi transati sono cresciuti di oltre il 6 per cento. Cala invece del 2,2% il numero delle carte di credito attive, ma chi le conserva le utilizza più spesso. A livello nazionale, poi, si registra una diminuzione della rischiosità soprattutto nel Mezzogiorno: a maggio 2017 il livello segnava un tasso all’1,8% rispetto al 2,3% del 2016. Nel complesso il volume delle transazioni resta stabile (+0,8%) con una flessione dell’importo medio, che cala a 1.505 euro dai 1.625 del 2015. In flessione di 3 euro il valore medio dei pagamenti, che si attesta a 80 euro.
Alla luce di questi dati si può dire che gli italiani si stiano sempre più abituando a un’era “cashless”? «A livello generale i dati mostrano una tiepida contrazione di chi preferisce il contante – risponde Stefano Pironi, Senior product manager Market opportunity and innovation di GfK -. Le motivazioni legate al non possesso della carta di credito sono primariamente legate alla percezione che non sia uno strumento necessario rispetto ad altre modalità di pagamento, visto che la preferenza per il contante viene ancora citata espressamente da un quinto dei non titolari».
Un altro input arriva da Apple Pay e dall’offerta di soluzioni analoghe di Google e Samsung, che trasformano smartphone e smartwatch in strumenti di pagamento, dematerializzando la tessera di plastica. Ci sono, poi, altre soluzioni pensate per le aziende come un unico conto spese multiutente a cui fanno capo delle carte prepagate. Questa è la proposta di Soldo business in partnership con Zucchetti per facilitare il controllo automatico delle spese aziendali.
Oltre alle sfide portate dal digitale, il comparto a breve – la direttiva europea è stata recepita venerdì scorso ed entrerà in vigore il 13 gennaio 2018 – entrerà nell’era della Direttiva Psd2 per lo sviluppo di un mercato interno dei pagamenti efficiente, sicuro e competitivo che rafforzi la tutela dei consumatori e innalzi la sicurezza dei servizi di pagamento digitali. «Avrà un impatto estremamente rilevante – afferma Daniela Bastianelli, Research unit di Crif – . Da un lato, andrà a regolamentare alcuni servizi già offerti sul mercato, in modo che l’utente finale possa disporre di soluzioni sempre più innovative e sicure al tempo stesso; dall’altro, favorirà lo sviluppo dell’offerta non solo da parte degli operatori tradizionali del mondo finanziario, ma anche di nuovi potenziali attori quali, per esempio, le Fintec h».

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