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Pagamenti alle imprese, l’Europa non fa sconti

BRUXELLES — Conto alla rovescia: il 10 marzo scadrà il termine entro cui lo Stato italiano dovrà giustificare alla Commissione europea i 70-80 miliardi, c’è chi si spinge fino a 90, di debiti pregressi mai pagati alle sue imprese private. Bruxelles attende una lettera di spiegazioni, l’unica che per ora potrebbe evitare la procedura di infrazione. Ma invece di quella lettera, l’altro giorno ne è arrivata un’altra: l’Italia ha chiesto altri 30 giorni di tempo per dare le sue spiegazioni, giustificandosi con l’entrata in carica del nuovo governo. La Commissione europea ha risposto di no, ha negato la proroga.
Tutto questo lo dicono voci ufficiose ma insistenti, che rimbalzano da Roma a Bruxelles e viceversa. Se sono vere — ma tutto fa pensare di sì — la procedura di infrazione diviene quasi automatica, e con essa le possibili multe Ue che potrebbero costarci l’equivalente di un anno di imposta Imu.
Da Roma, il ministero dell’Economia si limita a sostenere che la risposta alle sollecitazioni provenienti da Bruxelles è già pronta e sarà consegnata entro il termine, dunque entro il 10 marzo. Nessun commento particolare sulla richiesta di proroga: ma il governo intende spiegare a Bruxelles che ridurrà i termini di pagamento, secondo il dettato della direttiva Ue, grazie all’adozione della fatturazione elettronica per tutte le amministrazioni centrali, e dal giugno 2015 anche per tutte le altre. Inoltre, sta lavorando perché venga rispettato l’obbligo di registrare tutte le fatture, e si eviti così il fenomeno di quelle non emerse. Quando sarà il momento Bruxelles ascolterà tutto ciò, naturalmente: «Ma l’Italia resta il peggior Paese pagatore dell’Europa — ripete ancora una volta il vicepresidente della Commissione europea e commissario all’Industria Antonio Tajani — contro i pagamenti al massimo in 30 giorni previsti dalla Ue, da noi la Pubblica amministrazione arriva anche a 1.300 giorni. In più c’è il peso delle tasse. E tutto questo significa uccidere le imprese».
Sempre fonti del ministero dell’Economia anticipano che si darà conto «di come il governo (Letta) abbia rispettato i tempi di pagamento della prima tranche di arretrati al 31/12/2012, con 27 miliardi messi a disposizione delle amministrazioni debitrici entro il dicembre scorso…».
La sollecitazione fatta da Renzi, ad accelerare i pagamenti con un effetto choc è «accolta e fatta propria dal ministro Padoan. Ci sono contatti con la Cassa depositi e prestiti per verificare le modalità», ma si esclude che si giunga ad accelerazioni nel Consiglio dei ministri di venerdì prossimo.
Nel frattempo, però, nasce un’ulteriore complicazione: secondo l’agenzia di rating Fitch, il piano del presidente del Consiglio Matteo Renzi per sbloccare 60 miliardi di debiti commerciali della Pubblica amministrazione potrebbe scalfire il rating della Cassa depositi e prestiti (Cdp). Il timore è che la stessa Cdp debba alla fine aumentare il livello del debito non garantito dallo Stato come il risparmio postale, e comunque «non è ancora chiaro in che modo sia coinvolta la Cassa». Quest’ultima fa sapere di aver accolto queste parole «senza particolare preoccupazione».
C’è infine un altro «danno collaterale» legato ai ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione: la posizione mediocre dell’Italia (sta con Grecia e Malta) nella «pagella dell’innovazione» presentata proprio ieri dalla Commissione europea, può spiegarsi anche con il fatto che molte imprese gravate dalle tasse e dai crediti mai incassati frenano i loro investimenti tecnologici.

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