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Pagamenti alle imprese, arriva la firma

ROMA — Il giorno tanto atteso è arrivato. Oggi pomeriggio il presidente del Consiglio e ministro dell’Economia, Mario Monti, firmerà insieme al titolare dello Sviluppo, Corrado Passera, i tre decreti per sbloccare il pagamento degli arretrati dello Stato nei confronti delle imprese. Anche se, prima che queste vedano anche uno solo delle decine di miliardi di euro che aspettano da mesi, se non anni, passerà ancora del tempo. Varati i decreti bisognerà attendere la firma della convenzione tra le imprese e le banche, che si sono impegnate ad anticipare circa 20 miliardi di euro scontandone le fatture, poi si passerà alla certificazione online dei crediti degli enti locali, che avranno 90 giorni di tempo per costruire un proprio portale. E prima dei pagamenti effettivi passerà, dunque, qualche altro mese.
I decreti ministeriali sono tre. Il primo riguarda, appunto, la certificazione dei crediti, passaggio indispensabile perché le fatture «bollinate» possano essere scontate in banca. Il secondo decreto riguarda invece i termini della garanzia pubblica che lo Stato concederà alle banche su quegli stessi crediti, che dovrebbe arrivare al massimo di legge, ovvero l’80% del credito. Quello forse più atteso, però, è il provvedimento che permetterà alle imprese di compensare un credito commerciale verso le Regioni o gli enti locali con un debito fiscale iscritto a ruolo.
Un decreto atteso da oltre tre anni, visto che la legge che istituisce la compensazione è del 2010, e che arriva non a caso proprio nel momento di massima tensione tra le imprese, soprattutto le piccole, e l’amministrazione fiscale. Oggi stesso il presidente del Consiglio si recherà in visita all’Agenzia delle entrate, dove incontrerà i vertici ed i direttori regionali dell’azienda e della sua controllata Equitalia. Sarà un incontro a porte chiuse, la testimonianza dell’impegno dell’intero apparato dello Stato nella lotta contro l’evasione che espone la struttura della riscossione a un’ormai lunghissima serie di atti di violenza e di intimidazione.
Il governo medita altri interventi per migliorare il rapporto tra il fisco e i contribuenti, ma per metterli a punto servirà ancora qualche altro giorno. Tra le possibili misure, la più scontata è quella che punta alla riduzione dell’aggio riconosciuto a Equitalia sulle somme riscosse, che oggi è pari al 9% e potrebbe essere ridotto al 7% da subito, senza aspettare il primo gennaio del prossimo anno. Altro fronte di possibile intervento è quello degli oneri cui devono far fronte i contribuenti anche quando contestano in sede giudiziaria le pretese del fisco, che dovrebbero essere alleggeriti da uno dei decreti attuativi della delega per la riforma fiscale.
Nel frattempo, il dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia sta ultimando la messa a punto della circolare applicativa dell’Imu, la nuova imposta municipale sugli immobili, con gli ultimi chiarimenti necessari per il pagamento della tassa, la cui prima rata dovrà essere versata entro il 18 giugno. La prima novità, rispetto al regime vigente per l’Ici, che verrà sostituita dall’Imu, è proprio nella dilazione dei pagamenti. L’Ici poteva essere pagata in un’unica soluzione a giugno, mentre per l’Imu bisognerà per forza pagare in due rate (ma resta la possibilità di farlo anche in tre): acconto a giugno e saldo a dicembre, anche perché fino a quando non sarà verificato il gettito sulla base dell’acconto, il governo, come noto, si è riservato di modificare aliquote e detrazioni. Un’altra novità potrebbe riguardare i coniugi che vivono in due comuni diversi per motivi di lavoro: il beneficio delle aliquote e delle detrazioni per la prima casa potrebbe essere concesso su entrambe le unità immobiliari occupate. La circolare, invece, dovrebbe confermare la possibilità di compensare l’Imu con un credito Irpef direttamente nel modello 730, come del resto era possibile compensare l’Ici versando il tributo con il modello F24.

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