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Pagamenti ai livelli pre crisi

Calano i protesti nel Nord Italia e nel settore industriale, tornati al di sotto dei livelli pre crisi, mentre migliora la situazione dei pagamenti tra imprese e fornitori. Il settore delle costruzioni è tra i più celeri nel saldo; il sanitario è quello che maggiormente ha accorciato i termini di liquidazione. Si allungano infine le tempistiche di pagamento delle amministrazioni comunali.

I dati pubblicati ieri dall’osservatorio Cerved mostrano come, nel primo trimestre 2015, le società protestate in Italia siano complessivamente calate del 18% rispetto al medesimo periodo dello scorso anno, per un numero totale di circa 15,4 mila aziende, un livello pari a quello pre crisi. Mediamente, nei primi tre mesi del 2015 sono occorsi alle imprese italiane 76,5 giorni per effettuare i pagamenti di dovere, circa un giorno in meno in confronto al primo trimestre 2014; i ritardi, per contro, sono scesi a 17,2 giorni, contro i 18,4 giorni del medesimo periodo 2014.

«I dati del primo trimestre», ha dichiarato Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved, «confermano i segnali positivi emersi negli scorsi mesi: le aziende, più attente nel concedere credito, ottengono pagamenti più rapidi e più puntuali. Nel Nord del paese e nell’industria», ha proseguito De Bernardis, «i protesti sono già tornati sotto i livelli pre crisi e proseguono i pagamenti della p.a., anche se rimane alta la quota di mancati pagamenti sulle nuove fatture». Per queste ultime, nel primo trimestre 2015, non è stato saldato il 60% del valore dei pagamenti in scadenza, cifra inferiore se raffrontata al 65% del 2014, ma comunque ancora troppo elevata. È risultato tuttavia in diminuzione lo stock di fatture commerciali non saldate dalla pubblica amministrazione, sebbene la quota dei pagamenti mancati sulle fatture di nuova emissione sia rimasta consistente. Grave invece il dato proveniente dai comuni, per i quali si sono allungati i tempi di pagamento delle fatture proprie a 79 giorni, con un ritardo di 33,6 giorni. Tra i settori più virtuosi per riduzione dei tempi di liquidazione, la sanità è passata da 180,2 a 134,7 giorni, mentre le costruzioni hanno visto la rapida diminuzione dei termini concessi in fattura, con 66,9 giorni medi di dilazione.

In termini di protesti, il settore manifatturiero è l’unico a essere tornato a livelli inferiori rispetto a quelli del 2007 (1,5 mila società protestate, pari al 18,6% in meno rispetto al 2014). Sul piano geografico, il minor numero di protesti lo vanta il Nordovest, con circa 3 mila rilevazioni (20% in meno del 2013), mentre al Nordest spetta il meno nobile primato d’essere l’unica area geografica della penisola non interessata da un calo dei tempi di pagamento (con allungamento delle scadenze di 1,7 giorni, nonostante una riduzione dei ritardi da 13,2 a 12,3 giorni, il minimo nazionale).

Sempre nella giornata di ieri, Cerved ha rimarcato positivamente «la riduzione dei tempi di pagamento sulle spalle di micro, piccole e medie imprese» le quali «hanno ridotto i ritardi nonostante scadenze più rigide in fattura, mentre le grandi imprese hanno potuto beneficiare di termini più lunghi».

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