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Paga l’ad se non può la società

È legittima la confisca sui beni dell’amministratore se non è stato possibile escutere il patrimonio dell’azienda, nonostante il manager sia stato condannato anche alla reclusione. In questo caso non sussiste divieto di ne bis in idem.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 35156 del 18 luglio 2017, ha respinto il ricorso di un imprenditore milanese.

Il ragionamento della terza sezione penale parte dalla considerazione che la confisca, conseguente alle violazioni tributarie commesse dall’imputato, è stata disposta in via diretta nei confronti della persona giuridica e non del suo amministratore, con la conseguente insussistenza dei presupposti per ravvisare una duplicazione di sanzioni nei confronti del medesimo soggetto a seguito delle medesime condotte, difettando il connotato ineludibile dell’identità dei soggetti sanzionati.

Questa valutazione per gli Ermellini risponde a una interpretazione data dalla Corte di giustizia con la sentenza Orsi (C-217/15): per i giudici d’oltralpe, infatti, «l’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che non osta a una normativa nazionale, come quella di cui ai procedimenti principali, che consente di avviare procedimenti penali per omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto dopo l’irrogazione di una sanzione tributaria definitiva per i medesimi fatti, qualora tale sanzione sia stata inflitta ad una società dotata di personalità giuridica, mentre detti procedimenti penali sono stati avviati nei confronti di una persona fisica», sottolineando la necessità, per l’applicazione del divieto di bis in idem, che debba essere la stessa persona a essere sottoposta a una doppia sanzione per uno stesso fatto, ipotesi non ricorrente nel caso in esame, nel quale la confisca è stata disposta nei confronti della persona giuridica e, nel caso esito infruttuoso, totale o parziale, della sua esecuzione sul patrimonio dell’ente, nella forma della confisca di valore sui beni dell’imputato.

In definitiva nel caso sottoposto all’esame della Corte deve escludersi la configurabilità della violazione del ne bis in idem lamentata dal ricorrente, in quanto l’applicazione delle due sanzioni (e cioè della pena detentiva e della confisca per equivalente) è avvenuta in un unico processo e contestualmente, con finalità differenti e considerando differenti profili della condotta.

Debora Alberici

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