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Il Paese da salvare persi in un anno 200mila italiani

«L’Italia invecchia e questi sono i risultati — dice — Oggi abbiamo ben 17mila ultra centenari, ma se andiamo avanti così, nel 2060 diventeranno 140mila. Gli ultra novantenni sono 723mila, ma nel 2060 saranno 2 milioni e mezzo.
Un numero enorme.
L’invecchiamento della popolazione porterà a una frequenza sempre più alta di decessi, ma gli interventi principali andrebbero fatti sull’altro fronte: quello delle nascite, che invece continuano a scendere. Quel trend si può invertire, basti considerare che in Francia, ogni anno, nascono 300mila bambini in più rispetto all’Italia».
Nel 2017, sempre proiettando i dati Istat gennaio-luglio, nel nostro Paese potrebbero esserci circa 4mila nascite in meno rispetto al 2016, per un totale di 469mila bambini. Si tratta di un calo meno accentuato di quello degli anni precedenti. «Le politiche di sostegno alla natalità non devono riguardare solo le famiglie povere, ma anche il ceto medio perché è quello più numeroso. E si possono pensare aiuti pure per il ceto più benestante, al quale poi magari facciamo pagare le tasse», spiega sempre Blangiardo.
Nascite e morti sono comunque connesse. «La struttura demografica che abbiamo creato con le dinamiche passate porta a ridurre le potenziali madri e ad aumentare la popolazione anziana — osserva Alessandro Rosina, ordinario di demografia e statistica sociale alla Cattolica di Milano — Abbiamo un motore di fondo, che fa aumentare i decessi e diminuire le nascite. Questi picchi di mortalità ce li dobbiamo aspettare anche nel futuro. Basta un anno con condizioni sfavorevoli, come un inverno freddo e un’estate molto calda, oppure con bassi tassi di vaccinazione anti influenzale, per vedere numeri alti. A questi picchi si alterneranno dei cali».
In un Paese sempre più vecchio aumentano le persone fragili, destinate ad andarsene nelle annate peggiori.
I dati sulla mortalità di quest’anno porteranno come conseguenza l’abbassamento dell’aspettativa di vita degli italiani. Cosa che aprirà nuove discussioni sulla qualità del welfare e del sistema sanitario nazionale. Che «è buono, ma non particolarmente attento e protettivo nei confronti delle persone anziane», dice sempre Rosina.
È sulla stessa linea Walter Ricciardi, il presidente dell’Istituto superiore di sanità, che ammette come sia necessario cambiare qualcosa nel servizio sanitario. Già nel marzo scorso, dopo aver fatto uno studo su un campione di città, Ricciardi aveva lanciato l’allarme sull’aumento dei decessi per l’influenza. L’Istat conferma: nel gennaio del 2017 i morti sono stati ben 75mila, 20mila in più dello stesso mese del 2016 e 10mila in più del 2015.
«La stagione influenzale è di certo tra i fattori che portano a questi numeri — spiega il medico — Anche perché negli ultimi anni la vaccinazione per questa malattia si è ridotta. Tra un po’ negli Usa uscirà uno studio che dimostra come chi prende la polmonite da pneumococco come complicanza della malattia stagionale, quando finisce in ospedale, ha quasi una probabilità su tre di morire. È un dato altissimo. La vera sfida è proteggere gli anziani e il nostro sistema sanitario nazionale deve organizzarsi per farlo al meglio».

Michele Bocci

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