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«Il Paese è fermo, basta annunci Senza aiuti subito Italo chiude»

Intervista Luca Cordero di Montezemolo

 «Non ci siamo. Non disconosco certo l’impegno del governo ma bisogna dirci la verità: il Covid è l’emergenza assoluta, ma non vorrei che diventi anche il paravento per non affrontare di petto con urgenza problemi economico sociali del Paese». Luca Cordero di Montezemolo ha visto il premier Conte in tv domenica, come milioni di italiani: «So che è difficile, ma mi sarei aspettato interventi molto più drastici e meno confusi per i cittadini. Cosa si può fare o no, non è per niente chiaro. Oggi emerge un Paese bloccato, che vive alla giornata, senza una visione. Vedo bonus, sussidi, aiuti, troppi annunci che restano tali, ma nessuna strategia di politica economica»

Ma i sussidi tentano di arginare una situazione sociale che potrebbe diventare esplosiva…

«Sono d’accordo se questi sussidi fossero già nelle tasche degli italiani, cosa che non è, e questo è molto grave, basta vedere cosa succede con molti piccoli imprenditori di ogni settore che sono costretti a chiudere. Inoltre dico che bisogna guardare anche al domani, non solo all’emergenza».

Ammetterà che gestire un Paese con 7,5 milioni di persone in Cig non è facile…

«Il Covid ha scoperchiato forti fragilità che avevamo già prima. Abbiamo perso troppo tempo con Stati generali, task force, commissari vari».

Per la verità la task force ha individuato soluzioni che il governo non ha trasformato in decisioni…

«Appunto. Lavoro disperso. Prenda ad esempio i trasporti e il caso Italo. I treni ad alta velocità sembrano cliniche: puliti, posti seduti e quindi tracciabili, ricambio d’aria frequente. Il ministro della Sanità il 14 luglio aveva stabilito che potessimo salire all’80% di capienza, poi un’incomprensibile marcia indietro, con la conseguenza che oggi sui treni ad alta velocità si viaggia al 50%, mentre sul trasporto locale all’80% o al 100%, senza controlli e con pericolosi ammassamenti. Certo, è un problema superato con la situazione di oggi, ma è stata una decisione demagogica, con un Cts che si è piegato, suo malgrado, a logiche politiche. È stato penalizzato chi è più sicuro e si è finanziato chi è meno sicuro».

Ma per i treni sono stati stanziati 1,2 miliardi?

«Solo annunci, a maggio!, il decreto rilancio prevedeva la creazione di un fondo di circa 1,2 miliardi a sostegno delle imprese di trasporti a mercato, cioè alta velocità e servizio merci, da distribuire in 15 anni. Il governo ha disatteso impegni presi, siamo a novembre e non è arrivato nulla. A questo punto se non arrivano i fondi promessi in tempi brevissimi, Italo sarà costretto a fermarsi. E sarebbe una grande sconfitta per il Paese, non solo per noi. La concorrenza nei treni ha consentito di ridurre del 40% le tariffe, e la privatizzazione italiana viene citata come esempio in Europa. Si conosceva il grande rischio di una ripresa della pandemia ad ottobre, e in questi mesi c’è stato un colpevole ritardo: assurda la libertà su movide, discoteche e assembramenti; non si è potenziato il servizio sanitario nazionale e locale, di cui in queste ore vediamo le conseguenze, non si è rafforzato il trasporto locale, e i treni disponibili di Italo oggi potrebbero essere utili proprio per rafforzare la sicurezza, la qualità e ridurre l’affollamento dei regionali. E poi, sono ancora pochi tamponi e mascherine, poche le forniture alle scuole, ecc. Ecco, trovo ipocrita dare la colpa solo alla popolazione dopo averla incensata per il senso civico».

Ma sulla Sanità le Regioni hanno un ruolo centrale…

«Certo, e anche loro devono assumersi la responsabilità di questi ritardi. Oggi chi si ammala, spesso è abbandonato nei corridoi della burocrazia sanitaria. Prenda i tamponi: se ne fanno 160 mila, bisognerebbe arrivare a 300 mila. Ma nessuno sa chiara-mente come e a chi rivolger-si».

Il ministro Gualtieri parla di un rimbalzo dell’Economia nel terzo trimestre.

Le emergenze

Il Covid non diventi il paravento per non affrontare i problemi economici del Paese

«Io vedo un Paese che vive alla giornata, che stanzia cifre che poi non arrivano, come i 20 miliardi per le infrastrutture fermi da 10 mesi, gli 88 miliardi per le imprese, che come ha detto il presidente Confindustria, in massima parte non si sono ancora visti, la cassa integrazione che in molti casi stiamo anticipando noi imprenditori, sussidi che vanno spesso al settore pubblico, insomma, uno Stato sempre più invadente che rischia di soffocare l’imprenditoria privata e una sana concorrenza. Come dice Ricolfi, stiamo diventando una sorta di società parassita di massa, un Paese che pensa di creare la crescita solo con l’assistenzialismo. E se i soldi dell’Eurropa non arrivassero?»

Sarebbe un disastro

«Si parla di 209 miliardi, nel maggio 2021 arriveranno 15 miliardi, il resto nel 2022 e 2023. Non sono fondi di cui disporre domani mattina. E molti fanno finta di non vederne i criteri. Ci sono 27 task force a Bruxelles per ciascun Paese, per vedere come si spendono i soldi e su quali progetti prioritari, controllando obiettivi, tempi e rendicontazione».

Sull’ultimo punto l’Italia non è proprio fortissima…

«Trovo scandaloso che ogni anno non usiamo questi fondi. È il momento di individuare in fretta le priorità, non dieci o venti, scegliamo: scuola, sanità, ambiente e cambiamenti climatici, che dovrebbero essere al centro dell’agenda del governo».

Il dibattito si è concentrato sui banchi con le rotelle…

«La priorità di un Paese normale è la scuola, la cultura digitale, la riduzione del gap educativo, l’edilizia scolastica, la formazione degli insegnanti. Non è accettabile che solo il 62% dei ragazzi concluda le scuole superiori e solo il 28% sia laureato. La pandemia rischia di creare una catastrofe educativa, con bambini che potrebbero essere costretti a lasciare la scuola per la crisi, aumentando un divario educativo già allarmante. Bisogna intervenire in fretta»

Diceva della sanità…

«Mai come oggi tutti hanno capito l’importanza della scienza e della ricerca. La pandemia ci ha reso consapevoli che il sistema sanitario è una priorità assoluta. Lo vediamo con Telethon. Medici, terapie intensive. Tutte cose chiare nella fase acuta, poi si è perso tempo. Un’altra priorità? Accelerare la digitalizzazione. Prenda la banda larga: lo faccio io, lo fai tu. Va avanti da 4 anni e stiamo ancora a livelli clamorosamente arretrati»

E poi?

«Infrastrutture ed energia pulita, rinnovabili. Il clima del Dopoguerra aveva ridato un senso di unità nazionale. Viviamo un momento storico in cui bisogna recuperarlo. La crisi, come diceva Einstein, può essere una grossa fortuna, che porta progressi»

Le priorità

Vanno individuate poche priorità, a partire dalla scuola, la sanità, il digitale

Ne è proprio sicuro?

«Purtroppo no, in Italia siamo di fronte anche a una crisi da incompetenza. Ma possiamo farcela. Il Covid è stato lo specchio delle fragilità del Paese. Siamo ancora in tempo per dire cosa fare, con quale governance, ma bisogna scegliere poche fondamentali priorità. Temo il 2023, anno delle elezioni, proprio quando dovrebbe arrivare il grosso delle risorse europee. Serve una politica di sostegno non a pioggia, da varare con urgenza e coraggio, cercando di coinvolgere le persone più responsabili e competenti, senza essere prigionieri dei partiti di appartenenza. Altrimenti smettiamola di parlare di spirito del Dopoguerra».

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