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Il paese di 700 abitanti che ospita in casa i ragazzi di Wikipedia “È la nostra Expo”

ESINO LARIO (LECCO).
I pullman arrivano dall’aeroporto di Malpensa passando per la Valsassina, perché i tornanti a picco sul lago della strada provinciale che sale da Varenna sono troppo stretti. Gli uomini della Protezione civile sono appostati lungo il tragitto e avvisano con i walkie talkie i volontari in piazza Italia pochi minuti prima dell’entrata in paese. Tutti si mettono in posizione. Angelo Zampieri è il primo contatto per gli ospiti: è fermo al parcheggio a dare le prime indicazioni di accoglienza perché parla bene l’inglese, mentre il vicesindaco Fabio Viglienghi scarica le valigie e accompagna l’autista indietro, nella complessa manovra per lasciare la piazza. «I bagagli a sinistra, sopra le scale. Poi prendete il numero per la registrazione». La reception della 12° edizione di “Wikimania”, il raduno mondiale dei wikipediani che quest’anno dopo un’infilata di megalopoli (Hong Kong, Londra e Città del Messico solo le ultime) si ferma a Esino Lario, paesino di 761 anime arroccato sulle montagne del lecchese, è un ex albergo. A schedare gli ospiti c’è una fila di studenti delle scuole di Lecco, efficientissimi, che in pochi minuti controllano le prenotazioni, consegnano pettorine e brochure e indirizzano allo smistamento alloggi. Per lo più casalinghi perché i 700 wikipediani giunti da tutti gli angoli del globo dormiranno nelle case degli esinesi. Maria Pia Curti ha colto l’occasione per riaprire la vecchia casa dei genitori, l’ha imbiancata e arredata da cima a fondo, e da ieri ospita sei persone (italiani, giapponesi e ucraini). Ha anche seguito le lezioni di inglese offerto gratuitamente a tutti, «ma oggi nella confusione degli arrivi ho dimenticato tutto» racconta preoccupata stringendo la lista dei nomi che sta aspettando.
Basta passeggiare un pomeriggio nelle strade di questo borgo un tempo meta di villeggiatura anche altolocata (le presenze arrivavano fino a 10mila persone) poi decaduta dopo la crisi della mezza montagna — anche se le passeggiate alla Grigna e la via crucis di Michele Vedani restano attrazioni turistiche — per capire che niente è lasciato al caso. Dopo aver vinto la sfida contro Manila tutto il paese si è rimboccato le maniche per organizzare quello che a prima vista sembrava una follia. «Invece abbiamo dimostrato che si può fare — racconta Pietro Pensa, sindaco eletto nel 2015 — . È la nostra piccola Expo: in un anno abbiamo stanziato 500mila euro con cui siamo riusciti realizzare opere che resteranno oltre il raduno di Wikimedia». Come l’ex cinema, rinnovato interamente e trasformato in una sala polifunzionale; il cablaggio di tutto il paese avvenuto in neanche un mese, i lavori — pagati da Regione e Provincia — per allargare e sistemare la strada provinciale che nessuno toccava da trent’anni.
L’idea coraggiosa, e un po’ incosciente, è di Iolanda Pensa, ricercatrice di arte contemporanea e sfegatata wikipediana che dopo aver partecipato al raduno di Hong Kong si è detta: «Perché non farlo a Esino nel 2016?». Sembrava una pazzia, ma intrepida è andata fino in fondo. Ha presentato il progetto alla Wikipedia Foundation e vinto la gara contro le Filippine. Poi ci sono state le elezioni e l’amico, e cugino, Pietro, che nella vita fa l’imprenditore nelle costruzioni, ha deciso di scendere in campo e candidarsi con una lista civica alle elezioni. Dalla vittoria nessuno li ha più fermati.
Il risultato sono le centinaia di ospiti internazionali che da ieri al 28 giugno invaderanno il paese con le loro conferenze sulla più grande enciclopedia del mondo, l’unica compilata da milioni di volontari, in decine di lingue, che oggi conta 35 milioni di voci. Una comunità di giovani idealisti pieni di entusiasmo e progetti per il futuro. Ed è proprio di quello che si parlerà in questi giorni. Perché il futuro oggi si è fermato «a 910 metri sul mare, in Val d’Esino» come scrive Wikipedia.
Teresa Monestiroli
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