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Padoan:“Semplificare le norme per combattere l’elusione e attirare investimenti in Italia”

«Più importante delle esenzioni fiscali, è un’opera di semplificazione che renda prevedibile la controparte pubblica: lo Stato centrale e ogni settore della pubblica amministrazione». Pier Carlo Padoan è a New York quando arriva la notizia dell’inchiesta che l’Unione europea ha aperto su Fiat, Apple e Starbucks per lo “shopping fiscale”: lo spostamento di utili in quei Paesi dove le tasse sono più leggere.

Una piaga globale, visto che se n’è occupato il Congresso degli Stati Uniti: il fisco americano perde centinaia di miliardi di gettito all’anno, evaporati con l’elusione che trasferisce profitti in paradisi fiscali, a volte dentro la stessa Unione europea com’è il caso dell’Irlanda.
Padoan conferma che tra i temi affrontati qui a New York e prima a Washington col suo collega Jack Lew, segretario al Tesoro Usa, «l’agenda del semestre europeo a guida italiana riscuote grande interesse negli Stati Uniti, a maggior ragione dopo un voto che ha manifestato la forza delle proteste anti-europee».
L’economia americana continua a godere di un vantaggio competitivo grazie al dollaro debole. Nonostante la politica economica più espansiva adottata di recente dalla Bce, l’euro resta fortissimo a 1,35 sul dollaro.
«Sì l’euro è forte ma su questo pesa anche il fatto che l’eurozona continua ad avere dei conti in attivo con il resto del mondo, il che provoca un afflusso di capitali.
Inoltre l’eurozona sta attirando flussi di investimenti dalle economie emergenti».
Lei invece è a New York per parlare con la comunità degli investitori di Wall Street. Da mesi si parla qui di un interesse in due direzioni: investimenti nella cartolarizzazione delle sofferenze bancarie, e nel patrimonio immobiliare pubblico. Lo conferma?
«Sì, tra gli investitori basati negli Stati Uniti c’è interesse ad acquistare portafogli di crediti dalle banche italiane, a dimostrazione che se ne possono ricavare dei profitti. Lo stesso vale per gli immobili, ed è importante perché nel nostro programma di privatizzazioni figurano delle vendite di immobili.
Ho potuto verificare un interesse degli investitori esteso a diverse tipologie di attivi, proprio come avevo visto a Londra.
E’ una ragione in più per rafforzare lo sforzo del governo che sta modificando la percezione del nostro Paese».
Quali sono le richieste, e le preoccupazioni, che le sono state espresse in modo prevalente qui?
«Sulla burocrazia, che preoccupa molto gli investitori. Noi rispondiamo con una radicale riforma, una semplificazione estesa sul territorio. Con una forte spinta alla razionalizzazione del personale, al miglioramento della produttività, alla semplificazione.
Questo faciliterà la vita delle aziende, abbatterà il costo del fare imprese, con ricadute anche fiscali come l’introduzione della fattura elettronica.
Nella certezza del diritto che ci viene richiesta dagli investitori esteri, rientrano anche le procedure di fallimento e il rimborso dei crediti.
Tutto ciò che rende prevedibile la controparte, privata e pubblica, e ci rende più simili alle economie più competitive ».
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