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Padoan:“Manovra da 24,5 miliardi 8,5 arriveranno dalle nuove entrate”

Una manovra lorda di 24,5 miliardi, 8,5 miliardi di nuove entrate tra lotta all’evasione, voluntary disclosure e rimodulazione di meccanismi di altre imposte a partire all’Ace sulla ricapitalizzazione delle imprese. Sul fronte dei tagli: 2,6 miliardi verranno dalla spending review, mentre ci sono ancora 7,2 miliardi che il governo dovrà trovare entro sabato quando sarà varata la legge di Bilancio.
E’ questo il quadro emerso ieri in tarda serata dall’audizione del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, convocato dalle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato per spiegare i numeri dell’aggiornamento al Def, oggetto della mancata valutazione dell’Upb, l’autorità sui conti pubblici.
«Crescita dell’1 per cento nel 2017», ha confermato il ministro dell’Economia, anche sulla scorta del trascinamento di quest’anno, che sulla base degli incoraggianti dati di agosto della produzione industriale, si conferma allo 0,8 per cento. Padoan ha difeso con puntiglio e pacatezza le sue stime ma anche ribattuto alle accuse formulate dai Cinque stelle: «Respingo parole come “conti truccati”, “fare propaganda” e “balle”».
La partita con l’Upb di fatto non si chiude: il presidente dell’autorità sui conti pubblici Giuseppe Pisauro ieri ha inviato una lettera alle Commissioni e al ministro dove ha espresso l’intenzione di confermare la “non validazione” della stima dell’1 per cento di crescita del Pil nel 2017 prodotta dal governo. Padoan ha spiegato che lo scarto con le stime dell’Upb è «contenuto e non significativo» e ha ricordato che l’Fmi nei giorni scorsi ha elaborato una stima poco più bassa pari allo 0,9 per cento. Di fatto la differenza di valutazione, tra effetti positivi e negativi delle misure sulla crescita del Pil, è di 0,2 punti percentuali (0,4 il governo, 0,2 l’Upb), soprattutto perché l’Upb non considererebbe l’impatto di 0,3 punti dovuti alla sterilizzazione dell’Iva.
Ma al di là della guerra dei decimali il punto politico è che la decisione dell’Upb non può vincolare il governo (al massimo può chiedere maggiori spiegazioni, come ha fatto). In linea più generale la partita si giocherà ai tempi supplementari quando cioè sabato sarà varata la legge di bilancio e lunedì il Draft Budgetary Plan da inviare a Bruxelles. In quella occasione i numeri del deficit- Pil saranno quasi sicuramente rivisti al rialzo dal governo (secondo la trattativa con Bruxelles e fino al tetto del 2,4 per cento chiesto al Parlamento). «Sono possibili ancora variazioni», ha annunciato Padoan e Pisauro ha sottolineato che «il processo di validazione resta aperto». L’Upb infatti sarà chiamato, stavolta con maggiori poteri, a validare la legge di Bilancio ai fini del Fiscal compact e con maggiori vincoli. Ma soprattutto siccome a dividere governo e Upb è l’effetto delle misure sulla crescita, nel momento in cui il deficit salirà dall’attuale 2 al 2,2 o al 2,4 per cento la “querelle” si depotenzierà automaticamente.
Gli occhi sono ora puntati sulle nuove misure di una manovra che si attesta, al lordo, sui 24,5 miliardi. Si conferma l’intervento per 15,1 miliardi per la sterilizzazione dell’amento dell’Iva. Circa 4,2 miliardi sono destinati allo sviluppo (investimenti pubblici, legge Sabatini, fondo di garanzia per il credito alle imprese). Per la parte che viene definita “nuove politiche”, cioè pensioni minime, contratti pubblici e capitale umano, sul piatto il governo mette 3,1 miliardi. A questi stanziamenti vanno aggiunti altri 2 miliardi per le spese indifferibili.
Maggiori novità vengono sul lato delle coperture. La tabella presentata dal Tesoro prevede 8,5 miliardi di “entrate aggiuntive”, di cui 5,8 miliardi di entrate permanenti e 2,6 miliardi di altre entrate probabilmente lotta all’evasione e rientro dei capitali. Nuove tasse? Il ministro ha spiegato che molto degli 8,5 miliardi verrà dal «recupero dell’evasione Iva», dalla rimodulazione dei parametri dell’Ace (la tassa sulla ricapitalizzazione delle aziende) e dalla revisione dei meccanismi di altre imposte, inoltre si prevedono anche altre entrate da concessioni governative (vendita delle frequenze). Quindi più nuove entrate che specifiche tasse.
Sul piano dei tagli e dei risparmi: la spending review sarà di 2,6 miliardi mentre «ulteriori coperture » per 7 miliardi saranno specificate nei prossimi giorni. Il resto è deficit: 6,4 miliardi se il deficit Pil resterà al 2 per cento, ma è probabile che il governo, Bruxelles permettendo, salga «fino al massimo» del 2,4 per cento.

Roberto Petrini

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