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Padoan: “Tasse giù per le imprese” Possibile taglio Ires già nel 2016

Il taglio delle tasse ci sarà. Prima sulla casa, per favorire i consumi. Poi alle imprese, per dare una spinta più efficace alla ripresa, visto che il governo «non può accontentarsi della crescita dello 0,7 per cento del Pil». Un doppio taglio fiscale che potrebbe essere accompagnato da un’altra operazione da inserire già nella prossima legge di Stabilità per il 2016 «in favore della competitività delle aziende», con un intervento mirato – in particolare – per il Mezzogiorno che ruota attorno a un taglio dell’Ires.
Sarà stato anche quello che la platea di imprenditori e manager riuniti sul lago di Como voleva sentirsi dire. Ma è quello che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha detto ieri mattina, concludendo il Workshop Ambrosetti. Smentendo, così, le voci secondo cui avrebbe opinioni divergenti sul tema con il premier Matteo Renzi. Perché preoccupato su come giustificare una manovra che peggiora il deficit di fronte all’Europa.
Anzi, si starebbe già lavorando alle coperture, come ha fatto in capire in serata, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti: «Con la tassa su prima casa e poi con gli interventi su Irap e Irpef avremo un taglio di 50 miliardi». Cifra che andrà contrattata sotto forma di «flessibilità» con Bruxelles. Ieri Padoan ha rivelato: « Al G20 il commissario Moscovici mi chiesto in che modo intendiamo utilizzare la clausola di flessibilità del deficit: la utilizzeremo al meglio» Ci sarà poi il problema dei 4,5 miliardi in meno ai Comuni: «Con il ministro Padoan- ha spiegato Lotti – abbiamo visto che dei 4 miliardi del patto di stabilità con i comuni solo 2,8 sono stati sfruttati. Quindi c’è spazio ».
Se per il taglio dell’Irap c’è ancora tempo ( è prevista per il 2017, mentre la riforma dell’Irpef arriverà l’anno siccessivo secondo la tempistica data dallo stesso Renzi a Cernobbio), per il taglio dell’Ires i tempi sarebbero maturi. I tecnici di via XX Settembre – a quanto risulta- stanno studiando una misura che aiuterebbe il Sud, dando parte della risposta politica annunciata da Renzi a inizio agosto nel pieno della polemica scatenata dal rapporto Svimez, secondo il quale dal 2000 il Mezzogiorno è cresciuto la metà della Grecia. E – in parte – la misura risponderebbe anche a chi critica il governo per avere optato sul taglio della Tasi, giudicato meno incisivo per il rilancio della competitività e dell’economia, rispetto a una nuova sforbiciata dei costi per le imprese.
L’idea alla quale lavorano i tecnici di Padoan – e che piacerebbe molto a Palazzo Chigi – mira a tagliare qualche centinaio di milioni di euro di Ires, la tassa sul reddito di società e imprese al 27,5 perr cento, per le aziende del Sud. Si aggiungerebbe a un piano per le infrastrutture per il Mezzogiorno e al momento si studia la possibilità di portarla al 25 per cento.
Non è ancora certo il perimetro della misura: se l’ideale sarebbe di riservarla a tutte le imprese del Mezzogiorno, non si esclude, per problemi di coperture, che invece sia diretta solo alle piccole e medie imprese. In ogni caso si tratterebbe di un anticipo, un primo passo solo per le regioni del Sud, rispetto al più ampio taglio dell’Ires per tutte le aziende italiane già annunciato da Renzi per il 2017. E per farcela al Tesoro stanno studiando come realizzarla all’interno di una serie di parametri in modo da non incappare nella bocciatura della Commissione europea per indebiti aiuti di Stato.
La ratio, della misura, spiegano da Palazzo Chigi, è semplice: se il taglio della Tasi mette in tasca altri soldi alle famiglie dopo gli 80 euro del 2014, facendo aumentare consumi e domanda interna, gli sgravi per le imprese del 2015 aiuteranno la competitività e miglioreranno l’export. Bruxelles permettendo.
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