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Padoan: “Taglieremo le stime Pil” E per la manovra strada in salita

A due settimane dalla presentazione della nota di aggiornamento al Def, prevista per il 27 settembre, torna in salita la strada del governo. Il documento che disegna la cornice dei conti pubblici e pianta i paletti della nuova legge di Bilancio si sta asciugando sotto l’influenza dell’impostazione “realista” del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che ieri, intervenendo alla conferenza Euromoney, ha annunciato che le previsioni di crescita dell’Italia saranno «riviste al ribasso ».
Con tutta probabilità la nota al Def assumerà un valore di crescita per quest’anno che sta tra lo 0,6 e lo 0,9 per cento, corretto al ribasso dall’1,2 contenuto nel Def dell’aprile scorso e ridimensionato anche rispetto all’1 per cento comunicato in luglio dopo la Brexit. Le cose, secondo Padoan, potrebbero peraltro andare anche peggio se il referendum costituzionale non passasse perché, ha osservato il ministro, «ci sarebbe un impatto economico » dato che la riforma migliora la macchina istituzionale e il processo legislativo.
Il Padoan-pensiero parte dalla considerazione che è in atto una «frenata globale» dell’economia, come ha detto in una intervista al
Messaggero
nei giorni scorsi, che si riflette su crescita e conti pubblici del nostro paese. Di conseguenza, come ha ratificato mercoledì a
Porta a Porta,
guardia alta e prudenza: a cominciare dall’anticipo del taglio dell’Irpef che non si farà.
Naturalmente non è solo il 2016 a preoccupare ma il 2017, cruciale per le misure in elaborazione. Anche per il prossimo anno è prevista una frenata del Pil: istituzioni e centri di ricerca stanno intorno o sotto l’1 per cento, il governo potrebbe attestarsi nella nota al Def all’1,1-1,2. Comunque sia il peso sui conti pubblici potrebbe essere di quasi 4-5 miliardi aggiuntivi e rendere ancora più difficile la gestazione della nuova legge di Bilancio che, per il momento, cifra 25 miliardi. Pensioni, contratto degli statali, tagli fiscali per le microimprese, 15 miliardi per la sterilizzazione dell’aumento Iva, aiuti alla famiglia e contrasto alla povertà, rischiano di appesantire la lista della spesa aggravata anche dalle urgenze per il piano pluriennale di messa in sicurezza degli edifici, Casa Italia, che non potrà essere scorporato dal deficit.
Spazi dunque ristretti anche per ulteriori misure ad effetto, come il rinnovo del bonus ai professori e gli aiuti al turismo. Le difficoltà potrebbero essere superate con un balzo aumentando il deficit-Pil del prossimo anno dall’1,8 per cento, già in qualche modo “digerito” da Bruxelles, verso il 2,3-2,4 per cento come si è coltivato nei giorni scorsi a Palazzo Chigi. Ma uno strappo di questa entità non piace a Bruxelles: il commissario agli Affari monetari Moscovici, che non è considerato un “falco”, ha chiesto all’Italia di «non correre troppo» sulla flessibilità mentre il problema del debito resta costantemente pendente sul paese. Padoan, di rimando, ha riconosciuto che l’Italia ha già beneficiato della flessibilità (si valuta in circa 15 miliardi nel biennio 2015-2016), che lo sconto non si può bissare secondo le regole Ue e che non c’è alcune richiesta di flessibilità da parte dell’Italia. Se le cose stanno così sarà ben difficile andare oltre il 2-2,1 di deficit-Pil senza incappare nella tagliola di Bruxelles e dunque tornerebbe la necessità di una manovra di 8-10 miliardi, oltre a ridursi notevolmente gli spazi per nuove misure.
Non basta a diradare le nubi la piccola boccata d’ossigeno della produzione industriale che a luglio è risalita dello 0,4 per cento rispetto a giugno dopo due cali mensili consecutivi. Cerca di rilanciare il presidente del Consiglio che, con l’appoggio del leader del vertice di Atene, sta contestando la politica di austerità e conta su un discorso aperturista sulla flessibilità di Juncker: Renzi ieri ha mitigato con un pennellata di ottimismo la mossa di Padoan. «Noi non raccontiamo barzellette, diciamo la verità, il segno “più” è ancora timido rispetto a quello che vogliamo ma oggi l’Italia vede tutti i segnali utili a fare il grande salto».
Roberto Petrini
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