Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Padoan: svolta sul credito ora chi ha sbagliato paghi

Il sistema bancario italiano «sta voltando pagina» e si potrebbe avviare un «circolo virtuoso » tra consolidamento e ripresa della crescita. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha accompagnato ieri il debutto del decreto salva-risparmio di fronte alle Commissioni Finanze di Camera e Senato. Il titolare del Tesoro ha fatto diretto riferimento alle operazioni in corso: l’«importante » aumento di capitale di Unicredit, la disponibilità di Ubi ad acquisire tre su quattro banche regionali, l’aggregazione tra Banco Popolare e Banca popolare di Milano e, infine, la ricapitalizzazione di Mps che inoltre avrà un nuovo consiglio di amministrazione al momento della «effettiva entrata dello Stato nel capitale». Completa il quadro la riduzione dei crediti in sofferenza che, secondo il ministro, nel 2016 «sono tornati quasi al livello pre-crisi».
Tuttavia i conti con il passato non sono chiusi tant’è che sta per partire una commissione parlamentare sul sistema bancario italiano. Padoan ha auspicato che manager e amministratori che «hanno violato norme deontologiche e penali» e responsabili di «cattiva gestione» vengano «rapidamente sanzionati» per i danni che hanno provocato ai risparmiatori e alle comunità. Contrario invece il ministro, che pure auspica «trasparenza», alla black list dei 100 debitori: ci sono ostacoli di «legittimità e legali », ha detto, ed ha osservato come sia necessario distinguere tra situazione «sfortunate» e «comportamenti scorretti».
Tra le ricette per prevenire nuovi eventi la necessità, auspicata da Padoan, di un «maggior coordinamento» tra gli organi di vigilanza (Bankitalia, Consob e lo stesso Tesoro) e il varo, entro l’anno di un piano di educazione finanziaria. Tra i bilanci anche quello della vicenda delle quattro banche liquidate nel 2015: Padoan ha riferito che i rimborsi automatici sono ammontati a 190 milioni su 340 milioni di obbligazioni.
Per quanto riguarda l’aumento di capitale di Unicredit, ieri i soci hanno approvato a larghissima maggioranza (il 99,6% dei presenti, pari al 52% del capitale sociale) il rafforzamento patrimoniale da 13 miliardi. Una cifra- monstre che non sembra spaventare il management: «Abbiamo un iniziale feedback positivo », ha detto l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier. Probabilmente entro il 23 gennaio ci sarà il raggruppamento delle azioni, mentre già nella prima metà di febbraio il mercato si aspetta la partenza dell’aumento. Fino a questo momento non ci sono ancora state “prenotazioni” importanti da parte degli azionisti storici (a partire dalle Fondazioni). Il Fondo Abaar (con il 5,042%) non ha ancora preso una decisione, ha confermato ieri il vice presidente di Unicredit, Luca Montezemolo. Nessuna decisione definitiva anche dalla Fondazione di Verona (due giorni fa ha ceduto lo 0,5%, scendendo al 2,23%). Il suo presidente Alessandro Mazzucco ieri ha votato a favore e ha aggiunto che «il piano è un pilastro indispensabile per il salvataggio», ma ha anche chiesto con forza «un cambio del cda».

Roberto Petrini

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Primo giorno di lavoro in proprio per Francesco Canzonieri, che ha lasciato Mediobanca dopo cinque a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

 Un passo indietro per non sottoscrivere un accordo irricevibile dai sindacati. Sarebbe questo l’...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doveva essere una Waterloo e invece è stata una Caporetto. Dopo cinque anni di cause tra Mediaset e...

Oggi sulla stampa