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Padoan: «Siamo a una svolta sui crediti in sofferenza»

Lo stock di sofferenze bancarie si sta riducendo e il tasso di formazione di nuove sta rallentando e questo anche grazie agli interventi del governo, che ha introdotto le garanzie per la cartolarizzazione dei crediti e ha varato provvedimenti per accelerare il recupero dei crediti. «Siamo sulla buona strada, a un punto di svolta, anche se il cammino resta ancora lungo». Il ministro per l’Economia, Pier Carlo Padoan, intervenendo ieri al convegno organizzato dalla Business School della Luiss “Thel italian banking conference 2017” ha puntato il faro sui risultati che il sistema bancario italiano sta cominciando a portare a casa su un fronte cruciale.
«Il progresso nella gestione degli Npl, che ci ha portati da un picco di 89 miliardi di sofferenze nette nel 2015 a 66 miliardi di fine luglio è un risultato molto importante – ha commentato il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini -. Questo ha richiesto un grande sforzo per superare quelli che erano visti come i limiti del sistema italiano. E costituisce la conferma del fatto ciò che sostenevamo, e cioè che il problema delle sofferenze era reale ma gestibile, è vero». Oggi l’Abi diffonderà il bollettino mensile che fotograferà il fenomeno del calo delle sofferenze. Ma si tratta di numeri ancora interlocutori, perchè un giro di boa importante si potrà raggiungere con la fine dell’anno, quando è attesa un’altra flessione significativa che potrebbe avvicinare i dati italiani alla media europea. Il dato di luglio, diffuso la settimana scorsa dalla Banca d’Italia, del resto non tiene conto dell’operazione attuata da Mps nel corso dell’estate.
Ignazio Angeloni, membro del consiglio di vigilanza della Bce, ha riconosciuto che la banche italiane in questo ultimo anno «hanno fatto un percorso notevole, sia in termini di solidità patrimoniale che di gestione degli attivi. Lo stock di sofferenze lorde è stato ridotto dal 15 al 12% rispetto allo stock totale dei crediti, e dall’8 al 6% nel caso delle sofferenze nette». Devo però ricordare, ha aggiunto, «che la media europea sulle sofferenze lorde è pari al 6%, per quelle nette del 3 per cento. C’è ancora molto da fare e non bisogna sedersi sugli allori».
Fabio Panetta, vicedirettore generale della Banca d’Italia, è d’accordo. «Siamo in una situazione migliore del passato – ha detto – ma non bisogna cedere all’entusiasmo ed è necessario proseguire su questo percorso». Anche se resta cauto sulla gestione degli Npl. «Bisogna fare attenzione sulla questione delle sofferenze – ha chiosato – perchè se si crea l’aspettativa di una velocità irrealistica(nella riduzione dello stock, ndr) questo può diventare un problema». Panetta si è soffermato anche sulla necessità di una gradualità in termini di regolazione. «Transizioni normative troppo brusche nel sistema bancario rischiano di provocare una nuova stretta del credito – ha sostenuto -. Nel passare dal vecchio regime al nuovo bisogna capire che la transizione può essere dolorosa se non ben gestita, dolorosa non per le banche ma per l’economia. Ci sono una serie di normative che si stanno affastellando, bisogna evitare la prociclicità, evitare di tirare le redini quando l’economia non è in condizioni ottimali».
Per Gian Maria Gros Pietro, presidente di IntesaSanPaolo «è necessario estendere la sorveglianza vigente per il sistema bancario anche ai nuovi operatori che muovono ingenti flussi finanziari e che possono creare effetti negativi in termini di ricchezza per i cittadini simili a quelli che si vogliono evitare con la regolamentazione bancaria». Oggi, ha spiegato riferendosi al fenomeno del fintech «c’è una concorrenza nuova che si sviluppa non solo grazie a competenze tecnologiche, ma anche ad asimmetrie importanti. Le banche sono fortemente oggetto di vigilanza perchè dentro hanno il risparmio che va tutelato, ma i nuovi operatori che entrano sono completamente fuori da questo monitoraggio» .
Laura Serafini

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