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Padoan sull’evasione “È recupero record” Mezzo milione di avvisi

ROMA.
Nuovo record nella lotta all’evasione. E’ stato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ieri in Parlamento, a confermare i dati, anticipati da
Repubblica, che segnano un nuovo incremento della cifra strappata a chi non paga le tasse. «Dai primi dati disponibili il gettito dall’attività di contrasto all’evasione nell’anno 2015 supererà i 14,2 miliardi del 2014», ha annunciato. A monte del successo, il secondo nei due anni della gestione dell’Agenzia delle entrate da parte di Rossella Orlandi, c’è la strategia dell’invio di 500 mila lettere durante il 2015, che ha anticipato le recenti linee di indirizzo dell’Economia imperniate sulle banche dati e sulla «compliance» (adesione spontanea del cittadino). Le lettere sono andate ai semplici contribuenti Irpef, alle partite Iva, ai titolari di plusvalenze, a chi doveva fare lo spesometro e a chi doveva sottostare agli studi di settore. A rendere possibile l’invio in tempo reale delle comunicazioni ai «sospetti» ha contribuito in modo determinante l’operazione «730 precompilato » che ha consentito di scovare in pochi giorni gli «irregolari». Ben 318 milioni sono arrivati inoltre dalla Apple che ha aderito alle contestazioni regolarizzando la posizione. Solo in parte è venuto nel 2015 dalla operazione di rientro dei capitali (voluntary disclosure) che si chiuderà tecnicamente solo quest’anno quando sarà contabilizzato un «bottino» di 3,8 miliardi.
A contribuire all’aumento complessivo del gettito fiscale (ma fuori dalla cifra della riscossione che sta tra i 14,2 e i 15 miliardi) anche due misure: la «reverse charge» (cioè l’obbligo del pagamento dell’Iva da parte di chi compra e non, come è uso, di chi vende) e lo «split payment» (cioè il pagamento dell’Iva da parte della pubblica amministrazione direttamente al fisco evitando che sia il fornitore ad incassarla con il rischio che non la paghi). Ebbene, Padoan ha annunciato, che le due misure hanno portato nelle casse dello Stato circa 2 miliardi.
Il ministro ha anche annunciato una «riduzione significativa» degli adempimenti fiscali e una riduzione degli studi di settore che dovrebbe prevedere l’uscita dal sistema di circa 800 mila professionisti. In preparazione, come annunciato dal viceministro dell’Economia Luigi Casero, anche il decreto che cancellerà dieci tasse di piccola entità: dal bollo sul passaporto, a quello sul diploma di laurea a quello sulle targhe automobilistiche. Il ministro dell’Economia ha anche osservato come il peso di accise e Iva sulla benzina in Italia sia del 70,3 per cento contro il 67,8 in ambito Ue: ciò spiega lo scarso impatto della riduzione dei prezzi del petrolio sul costo alla pompa.
Il titolare di Via Venti Settembre, dopo la diffusione del «Fiscal sustainability report» della Commissione europea, è tornato sui conti pubblici definendoli «sotto controllo». Padoan ha detto che il debito pubblico «non continuerà a crescere fino al 2026», che al contrario diminuirà di 2 punti l’anno dal «picco» del 2015 e che, anche in caso di shock sulla crescita, la riduzione continuerà al ritmo «permanente» di 0,5 punti all’anno.
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