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Padoan rilancia il piano bad bank

«Le sofferenze nei bilanci delle banche con la crisi sono andate crescendo e oggi lo stock dei crediti deteriorati è pari a un quinto degli impieghi mentre le sofferenze lorde risultano pari al 9,8 per cento». Così il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan ha risposto ieri durante il question time a un’interrogazione che chiedeva cosa il governo farà per risolvere il problema delle sofferenze , giunte ormai alla soglia dei 190 miliardi. «Il governo è ben cosciente- ha replicato il ministro – degli effetti negativi che ciò comporta per l’economia e trovare una soluzione al problema delle sofferenze fa parte di una strategia di rafforzamento in campo creditizio che si sta portando avanti della quale un esempio è la riforma delle banche popolari». Padoan ha spiegato che sinora non si è intervenuti anche per la difficoltà di valutare questi crediti che in molti casi sono stati concessi a piccole e medie imprese . Inoltre ha tenuto a sottolineare che il riferimento a quanto è stato fatto in altri paesi ( come la Spagna, ndr) può essere fatto in modo estremamente limitato visto che negli altri paesi si è agito per risanare sistemi in dissesto e non è questo il caso italiano. Tuttavia, ha concluso«confermo che tra le iniziative allo studio c’è anche la formazione di una società -veicolo per l’acquisito di sofferenze bancarie, su base volontaria e destinato solo a banche solventi». A questo scopo, ha spiegato Padoan «una specifica metodologia per il calcolo del prezzo degli asset è in corso di definizione, mentre proseguono gli approfondimenti per consentire alle banche un’accelerazione dei tempi di recupero dei crediti». Non più tardi di lunedì, d’altra parte, nella lettera consegnata al governo italiano, gli ispettori del Fondo monetario internazionale consigliavano caldamente al governo italiano di far ripartire il mercato dei non performing loans sottolineando che, attraverso una strategia articolata «andrebbe incoraggiata la costituzione di società veicolo private da destinare a questo scopo, insieme a misure regolamentari e incentivi fiscali con questa finalità. Inoltre- aggiungeva il documento degli esperti di Washington «se disegnato in modo appropriato – una società di gestione degli asset a livello sistemico e con l’apporto dello stato, in coerenza con la normativa europea sugli aiuti di stato – potrebbe dare un forte impulso al mercato dei bad loans». Ieri, del resto, un benvenuto alla strategia annunciata da via XX settembre era venuto anche dai banchieri riuniti a Palazzo Altieri. Nel comitato esecutivo dell’Abi tenutosi nella mattinata il tema, secondo diverse fonti,era stato stato affrontato ma, in assenza di indicazioni certe, è stata sottolineata soprattutto la necessità di portare a casa almeno l’altro lato dell’intervento del governo, confermato ancora una volta ieri pomeriggio da Padoan: la riduzione dei tempi di recupero crediti, in Italia a livelli ben al di sopra della media Ue e che rendono la cessione dei crediti, se non difficile, certo meno remunerativa delle rivali europee. «Siamo molto concordi con l’iniziativa del governo che apprezziamo e speriamo si concluda» ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli al termine dell’esecutivo. Sulla stessa linea anche l’Ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, secondo il quale «è chiaro che un intervento sulla legge fallimentare, con l’accorciamento dei processi, avrebbe un impatto positivo non solo per le banche ma anche per tutta l’economia e per gli investitori esteri».

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