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Padoan in Parlamento difende il Def «Gli obiettivi del 2017? Realizzabili»

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sarà costretto a tornare in Parlamento per dare nuovi dettagli e informazioni sulla manovra di bilancio e soprattutto gli obiettivi di crescita del prossimo anno. La richiesta di una nuova convocazione è stata formalizzata ieri sera dall’opposizione, subito dopo l’audizione del ministro in Parlamento, ed è la prima volta che accade dal 2012, quando sono stati introdotti il pareggio di bilancio e le nuove procedure per le misure di finanza pubblica.

Dopo i dubbi sulla manovra espressi in Parlamento da Bankitalia e dall’Autorità indipendente sui conti pubblici, del resto, governo e opposizione sono ai ferri corti. Gli ultimi accusano l’esecutivo di puntare su obiettivi non verosimili, se non di produrre cifre false, come ha detto ieri Stefano Fassina, al quale Padoan ha replicato chiedendo «rispetto». «Vedremo tra un anno chi ha ragione, ma stiamo parlando di decimali e tutte le volte in questo periodo — replica il premier, Matteo Renzi — arriva la solita solfa, come le occupazioni studentesche».

A motivare la richiesta delle opposizioni, che hanno raccolto oltre un terzo delle firme dei componenti delle Commissioni parlamentari competenti, come prevede la legge, ci sono soprattutto le osservazioni della Banca d’Italia e dell’Ufficio di bilancio, che due giorni fa hanno espresso dubbi sulla possibilità di spingere la crescita del prossimo anno dallo 0,6% tendenziale all’1% programmatico grazie alla manovra di bilancio attesa per il 15 ottobre. Dubbi che Padoan ha tentato ieri di chiarire, ma senza fornire elementi concreti e puntuali.

«La crescita programmatica non è una scommessa. La crescita del Pil all’1% nel 2017 è un obiettivo ottimistico secondo alcuni commentatori, ambizioso secondo altri, ma realizzabile. Il governo conferma il suo quadro programmatico sulla base della consapevolezza che questo è il risultato della valutazione dell’impatto sulla crescita delle misure della legge di Bilancio». «Nel caso dell’Ufficio di bilancio e di altri previsori — ha aggiunto Padoan — tutte le informazioni non erano disponibili, ed è chiaro che ci sono margini per chiudere il gap tra le previsioni» del governo e quelle dell’Autorità, che al momento non è in grado di validare gli obiettivi dell’esecutivo.

Secondo Padoan non c’è alcuna sovrastima nelle previsioni dell’esecutivo, semmai il contrario, tanto che «ci potrebbero essere sorprese positive». «L’economia va un po’ meglio, ma ancora non va bene» aggiunge Renzi a Radio Capital, sottolineando la necessità degli investimenti. Proprio su quelli si gioca la possibilità di spingere la crescita dei prossimi anni. Padoan assicura che cresceranno in 4 anni dal 2,2 al 2,6% del Pil. E che per finanziarli, nel prossimo triennio, si userà il deficit.

Mario Sensini

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