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Padoan: ora si acceleri sui titoli «cuscinetto»

Per completare il riassetto delle regole bancarie dopo le “operazioni straordinarie” sulle due venete bisogna accelerare sull’avvio dei titoli cuscinetto, la nuova categoria di «non preferred bond» riservati a investitori istituzionali che nella gerarchia del bail in si attesteranno fra le obbligazioni subordinate e quelle ordinarie. Anche la strada delle bad bank nazionali è interessante, ma «la discussione è solo all’inizio» e per capirne l’utilità concreta bisognerà vedere le regole d’ingaggio dei nuovi strumenti.
In questi termini il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha fatto il punto in chiave italiana sugli ultimi sviluppi dei dibattiti europei sul credito, nell’audizione di ieri che ha chiuso il ciclo dedicato al «pacchetto bancario Ue» dalla commissione Finanze del Senato. Giusto prima di andare a Palazzo Madama, Padoan ha firmato il decreto che istituisce il comitato per l’educazione finanziaria previsto dal decreto «salva-risparmio» affidandone la guida ad Annamaria Lusardi. Piacentina di nascita, bocconiana di studi prima del Phd a Princeton che l’ha avviata a una brillante carriera accademica negli Usa, Lusardi è «un’autorità indiscussa a livello globale» secondo la definizione di Padoan: all’avvio ufficiale del comitato mancano ora solo le firme di Miur e Mise, ma sarà questione di pochi giorni.
Tornando alle partite europee, Padoan vede nella fissazione dei requisiti minimi sulle passività aggredibili in caso di risoluzione una delle questioni chiave; il rischio, spiega il titolare dell’Economia, è quello di individuare parametri troppo alti per consentire la gestione operativa delle crisi, anche in vista dell’entrata in vigore degli standard globali Tlac che dall’anno prossimo scalderanno i motori in vista dell’avvio a regime dal 2022.
Per arrivare preparati, insiste Padoan, il calendario è però stringente, e «le banche andranno messe al più presto in condizione» di emettere i nuovi titoli cuscinetto, con la disciplina europea proposta dalla commissione che andrà recepita in Italia.
Passa anche da questa revisione della Brrd la strada dell’Unione bancaria, il cui cammino si intreccia alla riduzione dei rischi sistemici indispensabile per la loro condivisione (soprattutto nell’ottica tedesca). Da questo punto di vista, rivendica Padoan, gli interventi su Mps e sulle venete hanno abbassato parecchio la temperatura in Italia, e ora occorre concentrarsi su una «gestione attiva delle esposizioni e una strategia credibile di riduzione degli Npl» da parte delle banche. L’inversione di rotta inizia a vedersi sui nuovi flussi di crediti deteriorati e si trasmette anche agli stock, ma per spingere davvero l’unione bancaria «bisogna tornare alle medie storiche nel livello dei crediti deteriorati».
Anche perché le incognite nel dibattito a Bruxelles continuano a rimanere in scena. «Diverse voci – spiega Padoan – chiedono una revisione restrittiva delle condizioni per consentire la ricapitalizzazione precauzionale», ma l’Italia si oppone: già oggi l’opzione è aperta solo per le banche solvibili, e mettere in crisi una banca con gli stress test dell’Eba per poi impedire la ricapitalizzazione rischia di accentuare l’effetto avvitamento già presente nelle regole Ue.
Nel caso delle venete, la chiusura di questa porta ha condotto alla “liquidazione ordinata” che, sostiene il ministro, ha evitato una stretta del credito da 22 miliardi su 55mila imprese del territorio, e un conto da 13 miliardi al resto del sistema bancario per compensare i depositi. Sarebbero stati questi, secondo i calcoli del Mef, gli effetti della «liquidazione atomistica», cioè senza l’intervento dello Stato: intervento che, ovviamente, non può cancellare le responsabilità degli autori del crack, al punto che Padoan si è detto favorevole anche a nuove regole più stringenti in materia .

Gianni Trovati

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