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Padoan: offensiva sul segreto societario

ROMA
Dopo i colpi assestati al segreto bancario, il «prossimo passo è il superamento del segreto societario», per far conoscere all’amministrazione finanziaria «i beneficiari effettivi dei conti finanziari intestati a trust, società schermo o altre entità non trasparenti».
A indicare le nuove tappe della lotta all’evasione internazionale è il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan, che intervenendo ieri a Roma alla cerimonia di chiusura dell’anno di studi 2015/16 della scuola di polizia tributaria della Guardia di finanza ha fatto il punto sulle intese già raggiunte nelle sedi internazionali, dall’Ecofin all’Ocse, e sui prossimi compiti da svolgere. Iniziative, in realtà, già avviate, e ora da tradurre «in un altro strumento giuridico per scambiare informazioni e tracciare strutture offshore complesse utilizzate da criminali ed evasori fiscali».
A riaccendere l’attenzione sull’esigenza di alzare gli standard di trasparenza, ha ricordato il ministro parlando agli «studenti» chiamati a rinforzare le competenze dei ranghi delle Fiamme Gialle, è stata la vicenda dei Panama Papers, l’archivio telematico delle oltre 200mila società offshore gestito dallo studio panamense di Mossak Fonseca e portato alla luce meno di tre mesi fa dal «consorzio internazionale dei giornalisti investigativi». Al livello dei governi la reazione è stata avviata, già dal G20 di Shanghai di metà aprile, la proposta dei cinque principali Paesi Ue di avviare un nuovo meccanismo di scambio di dati sui beneficiari degli organismi opachi, che si è tradotta in un’iniziativa Ue nell’Ecofin informale di Amsterdam del 22 e 23 aprile e sta ora allargando l’orizzonte delle adesioni. «Nel miglioramento del contesto giuridico e operativo per il contrasto ai crimini finanziari – ha rivendicato Padoan – l’Italia ha assunto un ruolo chiave e spiccatamente propositivo».
L’obiettivo è quello di replicare l’accelerazione compiuta sul segreto bancario, che vedrà attivarsi lo scambio delle informazioni fra 55 Stati dal 1° gennaio prossimo e aggiungersi, l’anno successivo, altri 46 Stati fra i quali Svizzera, Singapore e Hong Kong. Il contesto evocato da Padoan è lo stesso che ha caratterizzato la voluntary disclosure, in attesa di replica, e che poggia sulla stretta alle vie di fuga internazionali con l’obiettivo di trovare nuove risorse per i tagli fiscali in casa su famiglie e imprese.
Nell’orizzonte internazionale si colloca anche la nuova direttiva antielusione, approvata la settimana scorsa in tempi record secondo gli standard del Consiglio europeo (4 mesi), per ostacolare lo «shopping fiscale» illegittimo delle aziende attive in più Paesi (trasloco dei profitti motivato solo dalla ricerca delle aliquote più basse, raddoppio delle deduzioni e così via). Tutto questo amplia ovviamente anche i confini, geografici e di competenze, della Guardia di Finanza. Nasce da qui il «radicale rinnovamento delle linee strategiche» della Guardia di Finanza evocato ieri dal comandante generale del Corpo, Giorgio Toschi, e fondato «sulla centralità dell’analisi di rischio e dell’attività di intelligence» in una «proiezione antifrode» che all’analisi dei documenti contabili affianca «l’esecuzione di complesse indagini di polizia giudiziaria, la ricostruzione dei flussi finanziari e il ricorso a tecniche investigative di una moderna polizia economica e finanziaria».

Gianni Trovati

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