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Padoan: le Bcc? Troppe e frammentate. Per Bankitalia cinquanta sono a rischio

ROMA. Il governo ammette i suoi errori e Bankitalia benedice la riforma «corretta» delle banche di credito cooperativo, sulla quale oggi, con ogni probabilità, l’esecutivo porrà nell’Aula della Camera la questione di fiducia. Il meccanismo ipotizzato all’origine per consentire alle Bcc più grandi di non aderire al gruppo unico «era sbagliato», ha ammesso ieri a Montecitorio il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, chiudendo la discussione generale sul decreto. Era una norma «inefficace rispetto all’obiettivo», e «per certi aspetti contraddittoria», ha aggiunto Morando.

Il meccanismo del way-out è stato corretto e limitato, rafforzando la spinta alla concentrazione del sistema bancario, per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ancora «troppo frammentato», in un settore, quello del credito cooperativo, dove secondo Bankitalia almeno una cinquantina di istituti presentano profili di forte debolezza. Dopo le modifiche chi vorrà uscire potrà farlo, pagando come tributo il 20% delle riserve, al massimo entro due mesi dall’approvazione del decreto chiedendo una non scontata autorizzazione alla Banca d’Italia, soddisfatta per le modifiche apportate al provvedimento nel corso dell’esame in Commissione.

«Si tratta di miglioramenti che, se definitivamente confermati, rafforzerebbero di molto l’efficacia della riforma» ha detto ieri Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza di Via Nazionale, che nelle scorse settimane aveva espresso alla Camera numerose riserve sull’impianto originale del decreto.

Limitare le possibilità di fuga anche prevedendo l’indivisibilità della riserve in capo alla cooperativa che controllerà la nuova banca, e l’obbligo della loro devoluzione in caso di trasformazione in altro tipo di banca, «elimina le incertezze e consente di minimizzare i rischi di indebolimento dei costituendi gruppi cooperativi» ha detto Barbagallo. Una concentrazione nel settore è invece necessaria, anche perché molte Bcc presentano profili di debolezza. Barbagallo ha citato in particolare 50 Bcc, che rappresentano il 16% dell’attivo della categoria che presentano contemporaneamente coefficienti di capitale più bassi e tassi di copertura delle sofferenze inferiori a quelli medi del sistema bancario nazionale. «In un tale contesto» ha detto Barbagallo «aumenta la probabilità che un numero non marginale di Bcc vada incontro a tensioni a causa della difficoltà di alimentare il patrimonio nella misura e con la rapidità imposti dal contesto regolamentare, istituzionale e di mercato».

In questa chiave Bankitalia apprezza anche il rafforzamento del ruolo della holding nella governance del gruppo bancario e l’eliminazione dei vincoli ai suoi apporti di capitale alle aziende controllate. In Aula alla Camera sono stati presentati 400 emendamenti, ma il voto di fiducia blinderà il testo uscito dalla Commissione. Il decreto scade il 15 aprile e deve passare al Senato.

Mario Sensini

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