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Padoan: la Ue apre sull’output gap

La nuova legge di bilancio che prenderà il posto della vecchia Stabilità rappresenta l’ultimo passaggio per rendere la programmazione economica più forte, trasparente ed efficace. È l’opinione espressa ieri dal ministro Pier Carlo Padoan, nel corso dell’audizione parlamentare sulla riforma prevista per dare attuazione al principio di equilibrio di bilancio. Parlando dell’ipotesi di allungare l’orizzonte temporale della programmazione di bilancio con un Def a sua volta aggiornato, il ministro ha ricordato che la richiesta italiana (fatta con altri sette paesi Ue) di riconsiderare il criterio di calcolo dell’output gap, fondamentale per definire lo stato dello squilibrio strutturale, è stata accolta, dopo il via libera dell’Ecofin dello scorso aprile, e procederà. La proposta italiana e dei paesi partner era di allineare su 4 anni anziché sui 2 utilizzati dalla Commissione il timing per il calcolo del Pil potenziale, che per l’Italia risulterebbe più favorevole ai fini di valutazione dei saldi. La proposta è stata accolta dall’Ecofin straordinario di Amsterdam, indicando la prospettiva di passare a un nuovo indicatore di calcolo basato sulla spesa. Dal ministero dell’Economia in serata è arrivata la conferma che le valutazioni sul nuovo metodo di calcolo di questi parametri tecnici sono aperte ma che nessuna decisione formale è stata ancora presa. Alla possibile «riforma» dell’output gap, tra l’altro, avevano fatto esplicito riferimento nella loro lettera al ministro Padoan sulla valutazione delle richieste di flessibilità il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis e il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici.
Proprio ieri, tra l’altro, sull’impostazione di bilancio dell’Italia è giunto il significativo riconoscimento del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble:?«Conosciamo la situazione dell’Italia e vediamo che compie notevoli sforzi anche per le riforme strutturali, sulle norme d’insolvenza e altro. Abbiamo l’impressione che sia sulla buona strada e ne sosteniamo il percorso». Il ministro ha parlato a Berlino, davanti alla stampa estera:?«Le raccomandazioni della Commissione Ue all’Italia non sono state ancora discusse in maniera approfondita – ha aggiunto – ma non ho sentito critiche al riguardo e anche io non ne ho fatte».
Tornando all’audizione in Parlamento sulla riforma della legge di bilancio, Padoan ha sottolineato, tra i punti qualificanti nel nuovo strumento, la possibilità di intervenire su tutto l’aggregato della spesa corrente per assumere scelte diverse dalla logica incrementale, rendendo «strutturali» gli interventi di spending review. Migliorano, ha poi osservato, «i presidi a tutela del bilancio e si dà una maggiore attenzione alla qualità della spesa pubblica». Sul nodo delle clausole di salvaguardia, non più automatiche, il ddl messo a punto dal presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, attribuisce al ministro dell’Economia una responsabilità sulla sospensione ma «si può valutare l’opportunità di rinviare la decisione al Consiglio dei ministri nella sua collegialità» ha detto Padoan. Che ha poi salutato con favore l’idea di istituire un Fondo ad hoc annuale per finanziare le norme microsettoriali con trasparenza e responsabilità, visto che queste misure saranno bandite dalla nuova legge di Bilancio.
Il ministro ha affrontato anche la riforma parallela a quella del Bilancio, ovvero il ddl governativo all’esame del Senato che rivede le regole del pareggio di bilancio degli enti locali, che tocca temi concretissimi. Il principale, evidenziato da Padoan, è il «rilancio degli investimenti locali, in un quadro certo per una programmazione di medio-lungo periodo». Secondo le stime della Ragioneria, già quest’anno la spesa in conto capitale potrebbe crescere del 10-15% grazie all’addio al Patto di stabilità deciso nell’ultima manovra. Una fetta di queste chance poggia sul meccanismo del «fondo pluriennale vincolato», cioè lo strumento che la riforma dei bilanci locali ha introdotto per gestire le somme per investimenti che si traducono in pagamenti negli anni successivi a quello in cui sono impegnate. Il punto, in sintesi è questo:?il Fondo pluriennale vincolato entra o no nei calcoli per il pareggio di bilancio??La prima ipotesi è la più favorevole agli enti, perché facilita il rispetto dei vincoli di finanza pubblica. La manovra l’ha prevista solo per il 2016, e il nuovo disegno di legge governativo prevede che la scelta sia compiuta di anno in anno. Gli investimenti, però, hanno un orizzonte pluriennale, e un’incognita che ogni anno viene risolta fra ottobre e dicembre rischia di frenarli. Sul punto il ministro ha sottolineato che «il fondo pluriennale deve richiedere certezza», e che «c’è un problema di coperture» su cui il titolare di Via XX?Settembre rimanda a valutazione successiva

Davide Colombo
Gianni Trovati

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