Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Padoan: “I calcoli Ue danneggiano l’Italia”

Pier Carlo Padoan riapre il fronte del metodo di calcolo del Pil potenziale italiano con la Commissione europea. In una intervista al quotidiano francese
Le Figaro
il ministro dell’Economia è entrato a gamba tesa nella sofisticata questione tecnica ma con rilevanti ricadute sulla valutazione dei nostri conti pubblici. Lo sforzo richiesto dall’Ue all’Italia, ha detto, è «deformato da considerazioni statistiche » e ha aggiunto che «queste regole, imponendo all’Italia aggiustamenti dolorosi, le recano maggior danno che ad altri paesi, e questo non mi va bene». Padoan osserva che Bruxelles «ammette» che il calcolo «potrebbe essere differente » ma non intende cambiare le regole in corso d’opera. Il ministro assicura comunque che «l’Italia rispetterà lo sforzo di aggiustamento che le è richiesto» e chiede un titolare del Tesoro unico europeo.
La valutazione del Pil potenziale, cioè del Pil che l’Azienda Italia sarebbe in grado di raggiungere se tutta l’economia girasse a pieno regime, è cruciale per stimare l’output gap, cioè la differenza tra il Pil effettivamente realizzato e quello possibile. Questa differenza è fondamentale perché serve per calcolare lo sconto dovuto alla congiuntura negativa che, applicato al deficit nominale, dà il deficit strutturale o corretto per il ciclo economico, il parametro base utilizzato per definire il pareggio di bilancio. Secondo il Tesoro, che aprì una disputa simile un anno fa, se il metodo di calcolo utilizzato per definire il Pil potenziale fosse quello dell’Ocse, e non quello della Commissione, nel 2015 il saldo strutturale registrerebbe un surplus dello 0,5 per cento e non un saldo negativo dello 0,8 per cento. A monte della stima del Pil potenziale ci sono opposti punti di vista teorici: ad esempio, secondo il metodo Ue, il nostro mercato del lavoro è ancora eccessivamente rigido e la disoccupazione non potrebbe scendere sotto l’11 per cento senza far scattare l’inflazione, per cui la nostra crescita potenziale resterebbe frenata. Opposta la visione del Tesoro che da un diverso calcolo dell’output gap potrebbe ottenere un abbattimento del deficit strutturale di quest’anno, attualmente pari all’1,7 per cento secondo Bruxelles, e oggetto delle pressioni europee per una più sostanziosa manovra di rientro verso l’obiettivo di medio termine. In attesa del Def (Documento di economia e finanza) che dovrebbe essere varato l’8 aprile, giungono nuove revisioni al ribasso per il Pil italiano 2016, fermo fino ad oggi all’1,6 ma che il governo intende rivedere intorno all’1,3-1,4%. Ieri Standard and Poor’s ha ridotto le stime di crescita per quest’anno all’1,1 per cento (contro l’1,3 del novembre scorso). Il ritocco avviene all’interno di un rallentamento complessivo dell’Eurozona (la cui crescita è stata ridotta dall’1,8 all’1,5%). Ferve anche il rigore del ministro delle finanze tedesco Schaeuble di cui oggi l’Handelsblatt riporta la posizione: stretta sui fondi Ue a chi non fa riforme.

Roberto Petrini

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Siamo certamente partiti con il piede giusto». Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«L’intervento del Pnrr si colloca nel solco degli sfidanti obiettivi definiti in sede europea e n...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Squadre di lavoro ad hoc per asili e i nuovi “ospedali di comunità”. Si avvia la fase operativa...

Oggi sulla stampa