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Padoan: da Atlante effetto-leva da 50 miliardi

Il Fondo Atlante produrrà un effetto- leva da 50 miliardi. La stima è del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan che ieri a New York, prima di approdare qui a Washigont per prendere parte al dinner del G20 in un’intervista all’emittente televisiva Cnbc ha in sostanza risposto ai dubbi esternati dal Financial Times o dal fondo Blackrock a proposito della «scarsa ambizione» del veicolo da 6 miliardi. Padoan ha spiegato che il fondo Atlante funzionerà come un «backup», una rete di sicurezza, per le banche italiane. «L’effetto leva – ha chiarito – secondo noi potrà arrivare ad almeno 50 miliardi».
Le risorse del fondo, ha affermato- serviranno ad attivare quelle junior tranche delle sofferenze cartolarizzate che ex ante non appaiono appetibili e permetterà al mercato di andare a rivolgersi alle senior tranche. «Crediamo che i calcoli fatti al valore facciale – ha puntualizzato – siano limitati». Quanto ai timori che la Commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager possa storcere il naso, il ministro è stato rassicurante: «Se il veicolo è privato e opera in base a criteri privatistici, con la commissione Europea – che abbiamo informato per ragioni di buona conversazione continua che abbiamo con loro – non c’è problema, non ci sono aiuti di Stato e quindi non c’é un problema da risolvere con la Commissione». Sul prezzo dei crediti deteriorati che «dipenderà dall’intensità dell’impatto» dell’iniziativa Atlante Padoan si è detto «ottimista, anche perché il governo si appresta a varare alcune misure per accelerare il recupero crediti».
Anche queste misure, che verranno varate la prossima settimana anticipando alcuni elementi della riforma del diritto fallimentare, pur essendo completamente indipendenti dall’iniziativa Atlante, saranno un utile complemento, perché esse sono importanti per determinare un rialzo dei prezzi delle sofferenze cartolarizzate, come ha spiegato anche il Governatore Ignazio Visco nell’intervista concessa al Sole 24 Ore.
Ma ieri Padoan ha chiarito anche che nel prossimo Consiglio dei ministri il governo varerà anche le misure per gli indennizzi a chi si è «scottato» con le obbligazioni subordinate delle quattro banche locali andate in default e messe in risoluzione a novembre scorso. «Saranno previste due modalità- ha detto il ministro-. Una automatica, riservata ai risparmiatori con ricchezza più bassa e una modalità con arbitrato, riservata a tutti gli altri.
Sulle caratteristiche dell’iniziativa lanciata dal sistema finanziario italiano si è soffermato anche il direttore de Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde :«I crediti in sofferenza – ha detto Lagarde – costituiscono un’eredità della crisi che non è stata eliminata da parte di alcuni Paesi, non solo nell’Eurozona e non in tutti i Paesi dell’Eurozona. In Italia le autorità riconoscono che si tratta di un problema che dev’essere affrontato. Il più recente piano studiato dalle autorità italiane – ha proseguito la numero uno del Fmi con riferimento ad Atlante – è un approccio interessante che crediamo per il momento sia limitato nella dimensione e nell’importo. Ma se lo è, e sono sicura che è stato negoziato con le autorità europee della concorrenza, si tratta di una proposta interessante che potrebbe avere una vita più lunga e grande di quello che pensiamo ora».
Un giudizio positivo che, naturalmente, aspetta di essere convalidato dallo studio dei dettagli del progetto. «La proposta – ha concluso Lagarde – comunque è così recente che vorrei riservarmi un giudizio conclusivo sulla validità dello schema perchè non abbiamo avuto il tempo di esaminarla in profondità».
Meno sintoniche, come si è visto in questi giorni, sono invece le valutazioni del Fondo monetario internazionale sulle prospettive della crescita e della finanza pubblica italiana. L’organismo di Washington ritiene che l’aumento del Pil italiano quest’anno non supererà l’uno per cento e che anche per effetto di un inflazione ancora troppo bassa, il debito pubblico in rapporto al Pil anche nel 2016 crescerà leggermente anche quest’anno, invece di cominciare a diminuire. Ma ieri Padoan, dopo la sua lezione alla Columbia University di New York, ha puntualizzato: «Le stime del Fondo monetario internazionale sono diverse dalle nostre. Vedremo chi alla fine avrà ragione. Noi abbiamo un tasso di errore molto basso sulle previsioni».

Rossella Bocciarelli

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