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Padoan: conti pubblici sotto controllo ma serve una riflessione sulle banche

ROMA I conti pubblici sono pienamente sotto controllo, ed il governo non è intenzionato a modificare la politica economica e di bilancio, che resta orientata alla crescita e alla riduzione del debito. Le previsioni della Commissione Ue, che vedono un disavanzo leggermente superiore ed una crescita un po’ più bassa rispetto alle stime ufficiali dell’esecutivo non cambiano i programmi di finanza pubblica. Tanto che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, più preoccupato per la situazione delle banche, al punto di chiedere a Bruxelles una modifica delle nuove regole sui salvataggi, conferma l’intenzione di cancellare gli aumenti dell’Iva per 15 miliardi che scatterebbero nel 2017.
«Le previsioni Ue restano non lontane da quelle del governo di settembre, quando lo scenario era più favorevole» ha detto Padoan ieri in Senato (dove sedevano solo otto senatori) sottolineando piuttosto il fatto che anche la Commissione Ue ritiene possibile l’inversione di tendenza del debito pubblico che nel 2016 scenderà in rapporto al Pil «per la prima volta dopo otto anni di incrementi». E senza tener conto, ha aggiunto il ministro, delle entrate assicurate dalle privatizzazioni, che Bruxelles non conteggia, ma che per legge vanno a riduzione del debito. «Tra i più sostenibili — ha aggiunto Padoan — nel breve e nel lungo periodo, e che potrà diminuire anche con un peggioramento del quadro, con tassi più alti o una crescita economica più stentata.
«Nel 2017 l’intenzione del governo rimane quella di sostituire l’aumento di Iva e accise con misure di risparmio» ha detto Padoan, confermando la volontà di superare le clausole di salvaguardia. Forse anche in modo definitivo (fin qui sono state solo sterilizzate anno per anno), se fossero sostituite con tagli strutturali di spesa, benché l’operazione sia oggettivamente difficile. Il governo ha promesso per il 2017 anche una sforbiciata consistente all’Irpef, anch’essa da finanziare con i tagli, e dà per certo un via libera alla flessibilità sul bilancio, che invece la Ue non dà per scontato. «Se andassimo troppo oltre con la flessibilità sulle regole non avremmo più regole» ha ribadito Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione. Più che per i conti pubblici, Padoan e il governo sono preoccupati per il nostro sistema bancario. «L’orientamento dei mercati sembra non commisurato alla realtà delle banche italiane che sono più sicure di altri Paesi» ha detto Padoan, sottolineando però come a fronte delle nuove regole europee sui salvataggi «stiamo riscontrando un aumento dell’instabilità, invece che della stabilità». Ragion per cui è opportuna una riflessione, sollecitata nei giorni scorsi anche dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. «La revisione del bail-in entro il 2018 fornisce un’occasione utile» per migliorare la direttiva Ue ed «evitare che crisi circoscritte abbiano effetti sistemici». Il rischio che corre l’Italia dopo la “risoluzione” delle quattro banche, che ha bruciato il capitale di azionisti ed obbligazionisti. Così il governo ora chiede una modifica prevedendo, dice Padoan, «una fase transitoria di applicazione».

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