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Padoan: “Con la manovra 800 mila nuovi posti”

«Manovra fortemente orientata alla crescita». Una bocciatura dell’Europa? «Non la temo perché siamo assolutamente in regola, il rapporto deficit- Pil continua a scendere». Aggiunge un giudizio su Katainen, considerato dai più il “falco” della Commissione Ue: «È una persona simpatica, un finlandese freddo e gentile». Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in una intervista a “In mezz’ora”, difende la legge di Stabilità 2015 dalle critiche e dai dubbi degli ultimi giorni, conferma che stamattina, dopo le ultime limature nella notte, arriverà al Quirinale e rilancia. Spiega che con gli sgravi contributivi per i neo assunti «nei prossimi tre anni potranno essere creati 800 mila posti di lavoro a tempo indeterminato », annuncia che se il miliardo e 900 milioni stanziato non sarà sufficiente vuol dire che «sta andando molto bene» e potranno essere aggiunte ulteriori risorse, conferma che il tetto agli sgravi, pari a 6.200 euro, corrisponderà ad un salario netto di 1.200 euro (circa 19 mila lordi annui) e dunque sufficiente a coprire la grandissima parte delle retribuzioni al momento dell’ingresso al lavoro. Sfida gli imprenditori, come aveva fatto Renzi nei giorni scorsi: «Adesso avete sgravi molto significativi, investite e create posti di lavoro».
In vista dell’esame parlamentare non chiude completamente la porta a modifiche migliorative, ma avverte deciso: «La Stabilità deve restare compatta nelle sue componenti e nelle sulle cifre globali». Un messaggio anche a sindacati, Regioni e altre categorie che hanno mugugnato: «Sì al dialogo, ma solo con chi è disposto a sbloccare il paese». Il ministro dell’Economia entra anche sulla qualità distributiva della manovra: «Pagheranno quelli che hanno una posizione di rendita, chi ha lucrato sugli sprechi e gli evasori, guadagneranno i redditi bassi e non sarà penalizzata la classe media». Parole a difesa giungono sull’operazione di aumento della tassazione di fondi pensione al 20 per cento: «Adeguamento all’Europa non li stiamo svantaggiando».
Mentre la giornata di ieri è stata segnata ancora da alcuni “fuochi” polemici, oggi si dovrebbe raggiungere l’accordo definito durante il week end con i governatori. «Le Regioni sono arrabbiate? Gli passerà», ha detto ieri il premier. Ma il disgelo avvenuto nelle ultime ventiquattr’ore dovrebbe concretizzarsi oggi in una intesa sotto la regia del sottosegretario Graziano Del Rio: I quatto miliardi richiesti resteranno ma saranno composti in modo diverso: per 2 miliardi si tratterà di una rinuncia all’aumento atteso del Fondo sanitario nazionale, gli altri 2 verranno da una operazione-ponte di indebitamento delle Regioni attraverso mutui della Cassa depositi e prestiti.
Se tuttavia il fronte delle Regioni potrebbe trovare una composizione nelle prossime ore, è quello degli statali, che lamentano il nuovo blocco dei contratti per il prossimo anno, a tenere la scena. Ieri la Uil, per protesta, ha deciso di denunciare il protocollo d’intesa che prevede limiti alle agitazioni nei servizi pubblici essenziali, e che metterebbe a rischio esami di maturità e interventi chirurgici. Immediata la replica dell’Autorità garante sugli scioperi nei servizi pubblici che ha parlato di condotta “illegittima”.
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