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Padoan: cessione sì, ma senza fretta

Le banche con troppi crediti deteriorati in portafoglio fanno bene a velocizzarne lo smaltimento. Ma non bisogna accelerare troppo, altrimenti si rischia di inciampare. È questo l’invito rivolto agli istituti dal ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, al termine dell’Ecofin. «Se c’è un paese interessato a una riduzione più rapida possibile delle sofferenze è l’Italia, ma bisogna che ci sia un’accelerazione in un contesto di stabilità da parte delle banche: bisogna aumentare la velocità, ma non troppo, altrimenti si rischia di inciampare». Padoan ha citato i dati diffusi da Bankitalia, che hanno evidenziato «una riduzione significativa dello stock di sofferenze, non solo dei flussi». Quanto alle regole più restrittive che il presidente del consiglio di vigilanza Bce, Danielle Nouy, vorrebbe imporre alle banche nella gestione degli Npl, per l’Italia «riteniamo che si debba tenere conto dei risultati già ottenuti e, poi, dei rischi di conseguenze non desiderate», ha proseguito Padoan. «Se la pressione è tale che si spingono le banche a svendere le sofferenze a prezzi bassi, questo andrebbe a beneficio di chi le compra, e ne deriverebbe una redistribuzione di ricchezza non desiderabile per nessuno».

Il ministro ha quindi annunciato che dalla Commissione europea non c’è stata nessuna obiezione sull’aggiustamento strutturale dei conti pubblici italiani, ridotto allo 0,3% del Pil nel 2018. In particolare, «non si è parlato di nessun paese: ci sono vari paesi che hanno situazioni specifiche, e fra questi c’è anche l’Italia che, come sapete, ha chiesto e ottenuto fin qui un aggiustamento strutturale dello 0,3% invece di quello inizialmente previsto nel Def. Nessun caso nazionale è stato discusso. C’è stata solo una discussione sulle implicazione generali del sistema di regole fiscali, come il patto di stabilità, ma si è richiamata anche la questione ben nota e mai risolta dell’output gap (la differenza tra Pil effettivo e potenziale, ndr). Qualcuno ha sollevato il tema, dicendo che si tratta di un sistema che si è aggiustato nel tempo, e forse è il caso di riconsiderarlo nella sua complessità rendendolo più semplice».

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