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Padoan: bad bank, trattiamo con la Ue

I tempi? Faremo il prima possibile, risponde il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan che prima dell’inizio dei lavori del G7 e del G20 finanziario a Istanbul parla delle misure che verranno adottate per aiutare le banche italiane a risolvere il problema dell’alto livello delle sofferenze, cioè dei crediti non rimborsati dalla clientela. 
Il ministro non cita mai il termine «bad bank», perché non gli piace il riferimento alle «banche cattive» ma anche e soprattutto perché, dice, non è stato ancora deciso che tipo di struttura avrà il meccanismo di agevolazione. Se una banca, un fondo o altro ancora per veicolare le cartolarizzazioni, cioè nuovi titoli rappresentativi delle sofferenze. «Stiamo pensando a differenti opzioni. il governo italiano definirà gli strumenti per gestire il problema dei crediti deteriorati e sarà una soluzione il più possibile orientata al mercato», dice.
L’approfondimento è già in corso ed è fatto a stretto contatto con la Commissione europea, spiega Padoan, ricordando che il vincolo maggiore posto all’intervento pubblico è quello di non prefigurare aiuti di Stato. Si tratta quindi di un lavoro che viene fatto – e con incontri ravvicinati – tra Roma e Bruxelles, in un tavolo di discussione congiunto per evitare doppi passaggi e tempi lunghi alla soluzione che sarà individuata. Soluzione che non sarà, in ogni caso, quella del modello più estremo di un intervento pieno e diretto dello Stato.
Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, all’assemblea del Forex, sabato scorso, aveva indicato due possibili strade di intervento dello Stato: la garanzia pubblica e le facilitazioni fiscali sui titoli rappresentativi delle sofferenze da cedere eventualmente sul mercato. Per il ministro però la strada maestra, e comunque la più percorribile, è senza dubbio quella delle garanzie. Ancora non si sa se e quanto onerose, cioè quanto remunerate. «Ci si sta muovendo in quella direzione», fa sapere.
Ad un intervento sistemico guardano soprattutto le banche che hanno accumulato negli anni di crisi ben 300 miliardi di crediti deteriorati di cui 183,6 di sofferenze vere e proprie cioè di finanziamenti concessi e non riavuti indietro, considerati ormai inesigibili.
Le cifre del fenomeno, che le banche addebitano nella grandissima parte alla crisi e alla recessione che ha colpito le aziende, soprattutto le piccole e medie, sono pesanti.
Nel corso del 2014 il flusso di nuove sofferenze ha continuato a ridursi rispetto ai picchi della metà del 2013, ma – ha detto ancora il governatore della Banca di Visco resta ancora elevato, intorno al 2,5% su base annua per gli impieghi complessivi e al 4% per quelli alle imprese. Sul complesso dei prestiti alla clientela, a fine settembre dello scorso anno, l’incidenza delle sofferenze, i crediti considerati a rischi, aveva raggiunto il 10,6% per i principali gruppi bancari e il 18,3% per il totale delle partite deteriorate.

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