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Padoan: avanti con le privatizzazioni

Accordo fatto. Il 31 luglio a Roma, alla presenza del premier Matteo Renzi, i cinesi di State Grid e i vertici di Cassa depositi e prestiti sigleranno ufficialmente l’accordo per la cessione del 35% di Cdp Reti, entità giuridica che controlla Snam e Terna.
Il valore dell’operazione è superiore ai due miliardi di euro, ha detto il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, in visita ufficiale nella capitale cinese, alle prese con una fitta serie di incontri con banche e fondi sovrani.
Il ministro ha ribadito l’intenzione del Governo di andare avanti con il piano di privatizzazioni, una traiettoria che potrebbe incrociare in un prossimo futuro anche la Cina: bisogna realizzare introiti attorno allo 0,7% di Pil all’anno nel 2014 e per i tre anni successivi, qualcosa come 11 miliardi di euro fino al 2017. «È intenzione dell’esecutivo rispettare gli obiettivi del Def sulla cessione di quote di società partecipate dallo Stato» ha precisato Padoan. «L’impegno rimane assolutamente confermato, ci stiamo lavorando con diversi capitoli». Si aprono dunque altri fronti, oltre all’energia, tra cui quello degli immobili pubblici oggetto delle privatizzazioni.
Nella delegazione del Tesoro anche il presidente della Cassa Franco Bassanini e l’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, secondo il quale «per Snam e Terna, in futuro, potranno crearsi margini di azione sul mercato cinese».
Secondo Bassanini l’operazione Cdp Reti-State Grid (che hanno avuto come advisor, rispettivamente, Lazard e Morgan Stanley) «si inserisce nel solco del recente deal Ansaldo Energia-Shanghai electric, non è solo un passaggio di quote né di know how, ma l’inizio di una proficua collaborazione con i cinesi con i quali si possono stabilire partnership proprio come dimostrano le due joint venture costituite dopo il passaggio del 40% a di Ansaldo energia e Shanghai electric, siglate l’11 luglio scorso a Pechino dai premier Renzi e Li Keqiang».
Non è affatto una boutade la proposta di China development bank alla Cdp di aprire una sede a Pechino, magari insieme alle controllate Sace e Svimez. Proprio ieri Cassa depositi e prestiti e Cdb hanno firmato un Memorandum of Understanding finalizzato a una collaborazione per investimenti in Italia.
«Un accordo quadro tra Cdp e Cdb per investimenti in Italia, con risorse per crescita e occupazione», ha detto il presidente di Cdp ma anche per «garantire una maggiore cooperazione fra i due istituti, attraverso l’istituzione di partnership e l’individuazione di aree potenziali di collaborazione».
Con il memorandum d’intesa le parti si impegnano a valutare la possibilità di favorire la cooperazione reciproca in diversi ambiti di attività: infrastrutture, export finance, equity, mercato dei capitali. Per facilitare la condivisione delle informazioni, Cdp e Cdb favoriranno periodici incontri fra gli esperti dei due istituti, da realizzare anche attraverso lo scambio temporaneo di personale.
Oggi per la delegazione italiana è la volta di Hong Kong, la piazza finanziaria più importante di Greater China. Qui il renminbi ha iniziato a muovere i primi passi verso una convertibilità pilotata.
E l’Italia, cosa intende fare proprio ora che diversi partener europei, Francia, Germania, Gran Bretagna, hanno siglato accordi con Pechino? Il ministro Pier Carlo Padoan ha detto che l’Italia parteciperà al processo di internazionalizzazione della valuta cinese «attraverso l’ulteriore integrazione del sistema finanziario europeo che, con l’unione bancaria, sta subendo un’accelerazione». Il processo è legato a una serie di iniziative tra cui la liberalizzazione dei movimenti di capitale in Cina che «ancora non è completa».

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