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Padoan: aumento Mps dopo il referendum

Il cerchio della nomina di Marco Morelli come amministratore delegato del Monte dei Paschi si stringe. Oggi il banchiere che guida Bofa Merrill Lynch in Italia sarà a Francoforte insieme ai vertici della banca senese per una presa di contatto diretta con i capi della vigilanza europea. L’incontro è previsto in mattinata, e se ci sarà il placet della Bce – previsto dalle procedure – saranno immediatamente convocati, si presume domani, il comitato nomine di Mps e un successivo consiglio di amministrazione, in cui Morelli verrà cooptato.
Che siamo agli sgoccioli lo ha confermato Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, alla trasmissione Porta a porta: «La nomina del nuovo ad da quello che mi risulta, sarà oggetto mercoledì della riunione del cda. Il parere della Bce ci sarà domani (oggi, ndr) ed è su una rosa di nomi selezionata dai cosiddetti cacciatori di teste». Tuttavia il ministro è sembrato accreditare l’ipotesi di uno slittamento al 2017 del complesso riassetto del Monte: «Non è questione di entro l’anno o meno, ma di quando i mercati saranno più disponibili ad accettare un aumento di capitale. C’è l’incognita referendum che viene percepita come impedimento». Alla domanda se l’ad sarà Morelli, Padoan ha risposto: «Questo lo deciderà il cda». Proprio da via XX settembre, su input di Matteo Renzi e della banca americana Jp Morgan (advisor con Mediobanca di Mps), era giunta la telefonata prefisso Siena che chiedeva un rinnovamento manageriale e dunque l’uscita di Fabrizio Viola, ad dal 2012. Il nome di Morelli, subito apparso come favorito a una successione che si vorrebbe più breve possibile, ha da giorni il placet dell’esecutivo, molto attivo sulla partita senese; e in questi ultimi giorni è stato già vagliato con favore, all’interno di una rosa ristretta di candidati stilata da Egon Zehnder, dal presidente della banca Massimo Tononi insieme ai consiglieri membri del comitato nomine. E’ in seguito a questi riscontri informali che l’Eurotower avrebbe invitato Morelli ad accompagnare a Francoforte sia Tononi sia Alessandro Falciai, che presiede il comitato nomine di Mps.
Il cambio di management in corso promette, tra l’altro, di far slittare all’anno nuovo la cessione di crediti inesigibili per 9,2 miliardi di euro netti e la contestuale ricapitalizzazione fino a 5 miliardi. Operazione talmente complessa e incerta che Borsa spa ha chiesto garanzie anticipate e integrali alle banche del consorzio, o in alternativa di realizzarla senza diritto di opzione (l’indiscrezione ha piombato l’azione Mps, che ieri ha perso il 3,43% a 0,23 euro).
Per quanto il ministro del Tesoro ieri abbia anche detto che «non ci sono banche a rischio in Italia: Mps è un caso a parte», gli strascichi del salvataggio di Popolare di Vicenza restano. Ieri l’Antitrust ha multato per 4,5 milioni di euro la popolare, per la pratica commerciale scorretta che di fatto costringeva i clienti a diventare soci per ottenere mutui agevolati. Così sono state finanziate le ricapitalizzazioni 2013 e 2014. «Le condotte della banca – riporta il dispositivo – hanno limitato considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori, inducendoli ad assumere una decisione commerciale che non avrebbero altrimenti preso: la sottoscrizione di titoli (peraltro difficilmente negoziabili essendo non quotata)». Il valore di quei titoli frattanto s’è azzerato.

Andrea Greco

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