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Padoan assolve Bankitalia “Assoluta correttezza Visco non è revocabile” Il governatore: ho fiducia

ROMA.
Ignazio Visco sta bene dove sta e svolge un ruolo-chiave nella strategia della ripresa impostata dal governo. Tanto per cominciare, spiega il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, nello scandalo della Popolare di Spoleto, in cui è indagato, “non si è reso colpevole di gravi mancanze” “non ci sono indizi in tal senso e dunque “non è revocabile”. Ma soprattutto la Vigilanza della Banca d’Italia è “efficace, continua e capillare”. La sua azione è “elemento fondamentale” per la “strategia della ripresa che l’Italia sta perseguendo” e che ora anche gli esperti di via Nazionale certificano: Pil all’1% a fine anno, forse. Perciò a lui e alla Banca va “il ringraziamento mio personale e del governo”, scandisce il ministro.
S’alza dunque un nuovo scudo istituzionale intorno al governatore, dopo quello del capo dello Stato, Sergio Mattarella, che nei giorni scorsi, incontrandolo, ha elogiato la “preziosa e fondamentale” attività della Vigilanza mentre ieri ha insistito sull’importanza di “etica e trasparenza” degli intermediari finanziari. Anche da Francoforte, sede della Bce di Mario Draghi, filtrano messaggi di totale fiducia nella Banca d’Italia e nell’operato della magistratura. Sostegno esplicito arriva dal presidente dell’Abi Patuelli e da quello dell’Acri Guzzetti. Ma è soprattutto Visco stesso a parlare per la prima volta in pubblico dello scandalo. Così, un po’ a braccio un po’ no, approfitta proprio della giornata del risparmio per dire che l’operato della Banca d’Italia è stato “legittimo, corretto, accorto”: “Non ho dubbi”. C’è anche un “doveroso rispetto” per la magistratura “che al di là delle frasi di rito io nutro al massimo grado”.
Non era affatto scontato. Si diceva ieri che forse lo avrebbe fatto. Ma non c’era certezza. Oltretutto nella liturgia di questa riunione il governatore parla prima del ministro. E in ogni caso, finora , sulla vicenda di Spoleto, via Nazionale s’era limitata ad una nota sulle ispezioni fatte. C’è stata l’altro giorno pure una lettera interna del direttore generale Salvatore Rossi che parlava di “bersaglio nell’ambito di una polemica politica”. Ma Visco, a quel che se ne sa, finora non s’era mosso, se non per salire al Colle, alla fine della scorsa settimana.
Allora , per forza di cose, diventa questa la notizia all’interno di un intervento tutto tecnico dedicato alla bad bank, al risiko delle Popolari post fusione, agli stop and go dei negoziati con la Ue sui veicoli per i crediti incagliati, insieme naturalmente al preziosissimo, possibile numeretto del Pil all’1% a fine anno, traguardo ambito per Padoan e per il governo.
Vigilanza corretta, banche sane e ripresa: ecco il liet motive di tutte le voci che si levano a difesa della Vigilanza e di Visco. Davanti ai microfoni, in quei brevi istanti in cui parla dello scandalo, il governatore assicura che la Banca d’Italia è aperta “ai giusti approfondimenti nei luoghi a ciò deputati, senza scorciatoie mediatiche e spettacolari”. Lamenta che sull’operato dell’Istituto, su come procede e su come agisce la conoscenza gli pare sia” in generale scarsa, frammentaria e spesso distorta”. Ma soprattutto passa all’attacco, assicurando che tanti casi di “mala gestio” sono emersi proprio grazie al contributo “determinante ma non sempre conosciuto” della Vigilanza. Applausi. Il mondo della finanza, riunito a Roma, a palazzo della Cancelleria, fa quadrato.
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