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Padoan ai Grandi: le banche italiane sono solide

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, parla di «pochi casi circoscritti», ribadisce che «non c’è alcun rischio perché il sistema delle banche italiane è solido». E assicura non solo che il «risparmio sarà tutelato» ma anche che «per il momento non è necessario» fare ricorso alle misure di bail in, quelle che fanno pagare anche ad azionisti e obbligazionisti l’eventuale fallimento degli istituti di credito. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, usa quasi le stesse parole: «C’è da chiarire con molta forza che non c’è da affrontare la questione delle banche italiane come problema di sistema, piuttosto come un problema di alcune banche». E poi entra nel dettaglio dei numeri. Sulla questione delle sofferenze, i crediti difficili da recuperare in pancia agli istituti di credito italiani, si «parla di dati aggregati che sono francamente esagerati perché — spiega il governatore — nella maggior parte dei casi ci sono a fronte garanzie importanti». Secondo Visco, le «sofferenze sono una quindicina di miliardi di euro: sono le nette cioè quanto le banche hanno messo nei loro bilanci». E quanto potrebbero pesare sui mercati finanziari? «Nel peggiore dei casi circa la metà, 7-8 miliardi. Parliamo di qualcosa di sicuramente rilevante ma non di crisi del sistema bancario italiano».

Al G20 cinese di Chengdu, che si è chiuso ieri, si è discusso anche della situazione delle banche italiane. Al centro dei due giorni di incontri, però, c’è stata la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. E i suoi possibili effetti negativi sulla crescita dell’economia mondiale. Secondo Visco il «calo delle quotazioni dei titoli bancari» è legato proprio al risultato del referendum di Londra. «Gli investitori — spiega — vedono meno margini di profitti sulle banche a causa della Brexit. Di riflesso, senza le prospettive di utili, i titoli cedono».

Anche per questo il documento finale del vertice delle 20 economie più forti, al quale hanno partecipato i ministri economici e i governatori della banche centrali, non solo prende atto che la «crescita globale c’è però resta più debole di quanto desiderabile». Ma sottolinea pure come il percorso che Londra dovrà seguire dopo il referendum di un mese fa debba essere chiaro e deciso con rapidità. Perché è soprattutto l’incertezza a pesare sull’economia.

Dal punto di vista italiano il ministro Padoan dice che «continueremo a tenere la barra dritta sulla politica di crescita». E che quando «fra pochi mesi vareremo la legge di bilancio, valuteremo il nuovo quadro macroeconomico alla luce di un rallentamento globale». Una cosa è certa. Come già detto varie volte dallo stesso Padoan e dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, la priorità sarà data alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia da 15 miliardi, cioè allo stop per l’aumento dell’Iva che altrimenti scatterebbe in modo automatico l’anno prossimo. Sarebbe una mazzata per i consumi che faticano a sostenere la ripresa. E un suicidio politico alla vigilia del referendum sulla riforma costituzionale.

Lorenzo Salvia

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