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Padiglioni dell’Expo: Angola batte Olanda

Angola e Messico primi, Olanda ultima. Nel mondo che ti aspetti, non può essere la classifica dei migliori. Né a giocare a calcio, né a fare business. Ma nella corsa alla preparazione dell’Expo – a 60 giorni esatti dal fischio d’inizio – , è questa la “pagella” di chi ha finito il proprio padiglione e chi invece no. In compagnia dell’Angola ci sono anche la Repubblica ceca, il Bahrein, il Kuwait e la Svizzera. Sei in tutto, su 53 strutture nazionali da realizzare (Italia inclusa). La maggior parte dei Paesi dovrebbe comunque aver realizzato oltre la metà dell’opera. Solo tre sono in pericoloso ritardo: Turchia, Ecuador e, appunto, Olanda.
Ma quanto hanno investito i partecipanti? Complessivamente siamo intorno al miliardo di euro. Tra i principali investitori, gli Emirati arabi, che hanno sborsato 60 milioni. Devono fare bella figura: la prossima esposizione universale si terrà a casa loro.
Gli svizzeri, si sa, hanno da sempre la tendenza a fare i primi della classe. Primo Paese ad aderire a Expo Milano 2015, ha festeggiato la posa dell’ultima pietra del Padiglione quando ancora mancavano 92 giorni al kick-off, vale a dire il 29 di gennaio.
Oggi, che di giorni al via ne mancano esattamente 60, a che punto siamo con l’Expo degli altri? E chi sta investendo di più?

 

La tabella di marcia
Quanto allo stato d’avanzamento dei lavori, è vero che i Paesi partecipanti hanno addosso molta meno pressione di quella che ha l’Italia in quanto organizzatrice, ma a sessanta giorni dal via non sono molti i padiglioni che si possono considerare conclusi.
Di 52 Padiglioni nazionali (fanno 53 con l’Italia), soltanto sei hanno completato l’opera. Della Svizzera si è detto. Fra gli altri cinque, invece, ci sono nomi che non ti aspetti. Come l’Angola e il Messico, non certo due Paesi che evocano un immaginario di tempestività nel business. Molto meno sorprendente è che a concludere siano stati la Repubblica Ceca, il Bahrein o il Kuwait.
E fra i Paesi più in alto mare? Turchia ed Ecuador. Anche se la maglia nera pià inaspettata è quella dell’Olanda. Peraltro ultima anche nella lista delle adesioni: la firma che certifica la sua partecipazione all’Expo porta la data del 3 dicembre 2014.

Gli investimenti
In tutto, per realizzare i loro padiglioni, i Paesi stranieri spenderanno circa un miliardo di euro. Si va dai 50 milioni circa di Cina e Germania ai 35 di Usa, Giappone, Kuwait e Messico. Gli Emirati arabi sono tra i più spendaccioni: per la struttura ondulata progettata da Norman Foster si spenderanno 60 milioni di euro. Dubai, del resto, deve fare bella figura, visto che dovrà ospitare la prossima edizione dell’esposizione universale.
Anche sulle cifre, la Svizzera si distingue in precisione: il suo commissario generale, Dante Martinelli, ha fatto sapere che per la partecipazione del Paese a Expo Milano 2015 il Parlamento svizzero ha approvato un credito di 21,6 milioni di euro, che servirà per finanziare il Padiglione e anche tutto il programma di comunicazione “Verso Expo 2015”, il cui elemento centrale è stato il Giro del Gusto nel 2014. L’investimento complessivo della Svizzera, però, si aggira attorno ai 37 milioni di euro.

La promozione
Scommettere sull’Expo non vuol dire solo costruire un padiglione interessante. Significa anche crederci promuovendo il Paese tanto in Italia quanto a casa propria, in modo tale da averne un ritorno di immagine, di turismo e di economia. E in questo i Paesi non sono tutti uguali. La Svizzera è certo fra quelli che ci credono di più: ha organizzato un tour promozionale in tutta Italia (il Giro del Gusto, appunto), e ha anche prodotto un francobollo celebrativo dell’Expo. La via filatelica piace, l’hanno percorsa anche San Marino, l’Algeria e la Repubblica ceca.
Non sono invece molti i Paesi che hanno scommesso sulla promozione in patria dell’evento. Fra questi ci sono gli Stati Uniti, che sul suolo a stelle e strisce stanno organizzando una batteria di incontri dedicati non solo al pubblico, ma anche alle imprese, mentre la Gran Bretagna si sta concentrando su una serie di eventi con target principale il settore business. Anche la Cina è molto attiva a casa sua, dove sta portando in giro per le città e le province un roadshow per presentare l’Expo milanese nella sua interezza, e non solo la partecipazione cinese.
A sorpresa, però, fra chi investe in promozione ci sono alcune realtà piccole. Il Bahrein, per esempio, ha sviluppato un programma di ambassador per promuovere l’Expo sia nel loro Paese che in Italia. L’Angola – Paese africano che esprime la leadership del collegio dei Commissari di Expo Milano 2015 – sta organizzando numerosi incontri di presentazione in patria. Mentre in Cile il presidente Michelle Bachelet ha recentemente organizzato una presentazione del Padiglione cileno a Santiago.

Sui social
Poi c’è tutto il capitolo dei nuovi media: internet, i social. Tra i più moderni, in termini di comunicazione, c’è il Belgio, che ha dedicato alla sua partecipazione all’Expo un sito web (http://expomilano2015.be) e anche una pagina Facebook. Hanno un sito internet apposito anche Austria, Bahrein, Cile, Emirati, Francia, Germania, Giappone, Malaysia, Principato di Monaco, Polonia, Repubblica ceca, Spagna, Thailandia, e naturalmente la Svizzera. 
La Russia è molto attiva sui social media, così come la vicina Moldova, che li usa per promuovere la cultura alimentare e le tradizioni del Paese. Gli Stati Uniti gestiscono le relazioni web col pubblico avvalendosi del lavoro di ben due agenzie di comunicazione. Mentre la Slovenia punto tutto su Twitter. Il tema, semmai, è: con quali risultati? Perché è vero che all’Expo mancano ancora 60 giorni. Ma al momento la pagina Facebook del Belgio può contare su poco più di 2.400 “Mi piace”, mentre i follower della Slovenia su Twitter si attestano intorno ai 360.

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