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Pacs e matrimoni pari sono

Pacs e matrimonio pari sono. Una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del Lussemburgo (resa nella causa C-267/12) estende alle coppie omosessuali francesi, uniti da un patto civile di solidarietà (il cosiddetto Pacs), gli stessi diritti degli sposati. Nel caso specifico si è trattato della fruizione di premi e permessi sul lavoro (tra l’altro il congedo «matrimoniale»). La Corte europea ha applicato il principio di non discriminazione sessuale con il seguente ragionamento: se i Pacs riguardano sia coppie eterosessuali che omosessuali, quanto alla funzione di permessi e premi lavorativi, non vi è ragione di distinguere le coppie omosessuali, unite da Pacs, rispetto alle coppie eterosessuali, unite da matrimonio. Il significato della pronuncia va storicizzato perché si riferisce a un episodio anteriore al riconoscimento da parte della legge francese di matrimoni omosessuali. Nel caso italiano il mancato riconoscimento legale di patti di solidarietà civile (sia tra eterosessuali che tra omosessuali) impedisce agli interessati di muovere rivendicazioni. Anche se la sentenza della Corte di giustizia segnala il principio di parità di trattamento (pur non imponendo il riconoscimento legale delle coppie omosessuali). Altra questione sono i patti contrattuali di convivenza promossi di recente dai notai italiani: si tratta di accordi, che hanno un valore tra le parti e non possono obbligare terzi (come il datore di lavoro). Il contratto collettivo di una banca francese prevede il congedo matrimoniale e un premio stipendiale per chi si sposa. Un dipendente, che aveva sottoscritto un Pacs (patto civile di solidarietà) con un partner del medesimo sesso, ha chiesto il premio e il congedo. I benefici gli sono stati negati, perché il contratto li prevedeva solo in caso di matrimonio. Da qui è nata la causa davanti ai giudici francesi, che hanno sollevato la questione interpretativa davanti alla Corte di giustizia europea. Il quesito, rivolto ai giudici comunitari, chiedeva di verificare se il diverso trattamento riservato a coloro che contraggono un Pacs con persone del medesimo sesso costituisca una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale vietata, dal diritto dell’Unione europea, nei rapporti di lavoro. Per rispondere alla domanda, la Corte ha confrontato il matrimoni e i Pacs. Ed è arrivata alla conclusione che le parti del Pacs, come le persone sposate, si impegnano in un contesto giuridico ben preciso, a condurre una vita in comune e a prestarsi aiuto materiale e assistenza reciproci. Se Pacs e matrimonio sono istituti uguali, allora la conseguenza è inevitabile: ai fini della concessione dei benefici sul posto di lavoro, la situazione dei contraenti matrimonio e quella delle persone del medesimo sesso che, non avendo la facoltà di sposarsi, concludono un Pacs sono comparabili. La Corte conclude, quindi, che il contratto collettivo, che riserva congedi retribuiti e un premio stipendiale ai dipendenti che contraggono matrimonio, quando alle persone del medesimo sesso non è possibile sposarsi, crea una discriminazione diretta fondata sull’orientamento sessuale nei confronti dei lavoratori dipendenti omosessuali che stipulano un Pacs. Quindi la legge francese ammetteva il matrimonio solo tra eterosessuali, ma aveva previsto il Pacs sia per eterosessuali che per omosessuali; questi ultimi, che non potevano sposarsi, ma che potevano solo stipulare un Pacs, risultavano discriminati dal contratto di lavoro, che riservava premi e congedi solo al contraente il matrimonio e non al contraente di un Pacs. Quindi, se un paese europeo prevede il matrimonio solo per eterosessuali e il Pacs per eterosessuali e omosessuali, per effetto della sentenza in commento, si estendono alle coppie omosessuali con Pacs gli istituti giuridici previsti per le coppie sposate. Se, invece, la legge non riconosce il matrimonio omosessuale né i Pacs, il mancato inquadramento giuridico del rapporto tra omosessuali non consente l’estensione automatica delle previsioni previste per le coppie sposate.
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