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Pace tra Veolia e Suez Nasce il gigante francese per la rivoluzione verde

Dopo mesi di battaglia legale e mediatica, Veolia e Suez annunciano di aver raggiunto un accordo per la fusione. I due gruppi francesi concorrenti nei settori dell’acqua e della gestione rifiuti hanno concordato un prezzo di 20,50 euro per azione Suez «condizionato alla conclusione dell’intesa di ravvicinamento », contro i 18 euro ad azione offerti inizialmente da Veolia. La fusione permette la costituzione di un «campione del mondo della trasformazione ecologica», con un fatturato di circa 37 miliardi di euro e 260 mila dipendenti nei cinque continenti.
È un matrimonio che fa nascere un colosso pronto a cogliere tutte le opportunità della rivoluzione verde. A sbloccare i negoziati non è stato solo il rialzo sul prezzo da parte di Veolia ma anche la decisione di creare una “nuova Suez” con azionisti principalmente francesi, tra cui partner finanziari di entrambi i gruppi e rappresentanti dei lavoratori. Suez continuerà quindi le sue attività nel settore dell’acqua per le aziende municipali e dei rifiuti solidi in Francia, ma anche in diverse aree geografiche tra cui l’Italia. Veolia, di cui l’advisor è la banca d’affari Messier controllata da Mediobanca, ha pure diverse partecipazioni in utility italiane. Suez è il secondo socio di Acea ed è un operatore di peso dell’idrico nel centro Italia, in particolare in Toscana, dove a fine 2020 alcune tra le principali amministrazioni (Firenze, Prato ed Empoli) hanno avviato un percorso per la creazione di una multiutility regionale da quotare poi a Piazza Affari.
La battaglia era cominciata alla fine dell’estate quando Veolia aveva annunciato di essere in trattativa con il gruppo Engie per riprendere la quota in Suez. I vertici del gruppo rivale, colti di sorpresa, avevano subito cominciato ad alzare le barricate. In autunno Veolia ha acquisito il 29,9% di Suez da Engie, prima di lanciare un’offerta pubblica di acquisto per il resto delle azioni. Lo scontro è arrivato fino al governo, con il ministro dell’Economia Bruno Le Maire intervenuto in diverse occasioni, e di nuovo alla fine di marzo, per caldeggiare un’intesa tra i due rivali. «Questo accordo – ha dichiarato ieri il ministro con evidente sollievo – tutela la concorrenza al servizio dei clienti tra due grandi aziende industriali nazionali».
Il grande vincitore è ora Antoine Frérot, 62 anni, ceo di Veolia dal 2009 e che da tempo inseguiva il sogno di guidare un nuovo colosso in un mercato altamente competitivo e strategico. Secondo Frérot si trattava di un passaggio necessario per condividere i costi di ricerca e sviluppo su innovazioni come «lo stoccaggio del carbonio, il riciclaggio della plastica attualmente impossibile da riciclare o l’estrazione di materiali rari dai rifiuti elettronici». «L’accordo è vantaggioso per tutti – ha commentato ieri Frérot – perché garantisce il futuro a lungo termine di Suez in Francia in modo da preservare la concorrenza, e garantisce posti di lavoro». I due gruppi devono finalizzare l’intesa entro metà maggio. Il Ceo di Suez, Bertrand Camus, che per mesi ha tentato di fermare l’assalto, ora parla di «soluzione globale che può offrire le garanzie sociali ». Meno favorevole il parere dl segretario della Cgt in Suez, Franck Reinhold von Essen, che parla di «tradimento» da parte del management ed esprime preoccupazione per le ricadute sull’occupazione. La Borsa di Parigi plaude: il titolo Veolia ha guadagnato ieri più del 9% e quello di Suez quasi l’8%, quotato a 19,87 euro, vicino al prezzo proposto nella nuova intesa.
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