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Pace fiscale tra Italia e Santa Sede

La Santa Sede ha scelto la via della massima trasparenza finanziaria e fiscale con l’Italia. Lo storico accordo firmato ieri mattina presso la Segreteria di Stato – una convenzione in materia fiscale da inserire nella cornice della legge italiana sul rientro dei capitali 186/14 – se da un lato era ampiamente atteso (lo annunciò il premier Matteo Renzi in un tweet di gennaio) dall’altro è riuscito a sorprendere per la sua estensione temporale.
Lo scambio di informazioni fiscali secondo il modello Ocse sarà, infatti, retroattivo al 1° gennaio 2009, cioè addirittura precedente all’avvio delle riforme di Benedetto XVI in materia bancaria (Ior) e di riciclaggio. Una soluzione di trasparenza così ampia, quella firmata dal Segretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher e dal ministro Pier Carlo Padoan, da riportare sotto l’ombrello della voluntary disclosure qualche migliaio di contribuenti italiani “emigrati” dopo il repulisti avviato dal pontefice tedesco ormai cinque anni fa.
Questa retroattività estesa, per rendere l’idea, segna una delle (tante) differenze rispetto agli accordi chiusi dall’Italia con la Svizzera (23 febbraio), il Liechtenstein (26 febbraio) e Monaco (2 marzo), dove la data di inizio dello scambio fiscale è fissata solo dal giorno della sottoscrizione delle convenzioni/protocolli.
Ma il testo dell’accordo chiuso sulle due sponde del Tevere – che verrà diffuso per canali ufficiali solo oggi – non si limita a una retrospettiva su anni problematici nella vita delle istituzioni finanziarie del Vaticano, aprendo a tutte le questioni di buon vicinato tra la Repubblica e la Santa Sede. A cominciare dalla semplificazione nel pagamento delle imposte sulle rendite prodotte dalle attività finanziarie detenute nella Città del Vaticano per agevolare le attività di riscossione e, da un altro lato, per offrire un servizio alle persone (fisiche e giuridiche) residenti in Italia e che per motivi di natura ecclesiale detengono attività finanziarie nel territorio vaticano.
Tra i beneficiari dell’accordo ci sono anche i dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano e tutti i pensionati che ricevono il pagamento di retribuzioni o pensioni su conti dello Ior.
Ancora, nell’accordo viene ribadita l’esclusione di ogni modifica dei Patti Lateranensi laddove esentano i dipendenti della Santa Sede da ogni obbligo fiscale relativo alle loro retribuzioni, esclusione che tocca anche gli enti centrali della Chiesa (articolo 11 dei Patti lateranensi) in materia di scambio di informazioni. Quanto agli immobili ecclesiastici in regime di extraterritorialità, non andranno soggetti a Imu nè ad altri tributi, sciogliendo così uno dei nodi rimasti ancora aperti.
Secondo il ministro Padoan la convenzione tra Italia e Vaticano sul fisco «è un passo avanti importante», che prosegue sulla strada della trasparenza fiscale e che «rafforzerà il meccanismo della voluntary disclosure».
Positive anche le reazioni Oltretevere : «Lo Ior accoglie con favore l’accordo fiscale concluso tra la Santa Sede e l’Italia – ha dichiarato un portavoce dell’istituto – che porta a compimento un lavoro intenso ed elaborato da mesi. L’accordo garantisce ai nostri clienti (Ccd) chiarezza e certezza in fatto di diritti e obblighi nei confronti delle autorità fiscali italiane». «Come preannunciato – aggiunge il portavoce – lo Ior sosterrà i suoi clienti affinché il nuovo quadro normativo venga interamente adottato nel corso dei prossimi mesi, sulla base di procedure che dovranno essere approvate dalle competenti autorità della Santa Sede».

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