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Pacchetto giustizia, il nodo concussione. Esame dal 16 aprile

di Dino Martirano

ROMA — E ora la partita si complica, e non poco, anche sul «pacchetto giustizia». Il Pdl esce allo scoperto perché teme di dover pagare un prezzo troppo alto sul ddl anticorruzione che — oltre all'introduzione di nuovi reati: corruzione tra privati e traffico di influenze — dovrà in qualche modo incidere sui tempi di prescrizione e modificare il reato tutto italiano della concussione: è, quest'ultimo, un ritocco quasi obbligato al codice penale, segnalato anche dall'Ocse e dal Consiglio d'Europa, mirato a far uscire dal «cono d'ombra» la parte privata indotta a pagare il pubblico ufficiale per ottenere una utilità (oggi non punibile). Ma il punto è un altro e dipende da come verranno posizionate le virgole nell'emendamento che il governo presenterà dopo Pasqua al ddl Alfano fermo in commissione alla Camera: l'azzeramento dell'articolo 317, la concussione, verrebbe letta con la «lente» di altri reati, favorirebbe imputati illustri come Silvio Berlusconi (caso Ruby) e centinaia di amministratori pubblici di ogni partito beccati con le mani nel sacco. Per questo — visto che il Pd ha presentato e poi ritirato un emendamento cancella-concussione gradito anche dal Pdl — il ministro Paola Severino ora sta sudando sette camicie per scrivere la norma.
In realtà lunedì sera il Guardasigilli aveva passato ore al telefono per concordare con i sei capigruppo della maggioranza i termini dell'incontro fissato per venerdì: niente testi scritti del governo, per ora, ma solo enunciazione dei principi cardine su cui modulare l'intero «pacchetto giustizia». Dal 16 aprile, aveva suggerito la ministra, il governo farà le sue proposte alla Camera sul ddl anticorruzione mettendo mano anche ai testi, condivisi e sottoscritti dai capigruppo, sulle intercettazioni e sulla responsabilità civile dei magistrati. E così, prima di riattaccare, il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, sentito al pari del presidente dei senatori Gasparri, aveva detto: «Bene, le farò sapere….».
Poi, ieri, Paola Severino ha appreso, non senza stupore, della telefonata Cicchitto-Monti. Ma a questo punto, fanno sapere in via Arenula, non cambia la «road map» concordata a Palazzo Chigi: venerdì incontro con i capigruppo su corruzione, intercettazioni e responsabilità civile, per proseguire il 4 aprile «magari con il tavolo allargato ai tecnici». Al Pdl, però, il metodo non piace perché avrebbero preferito un intervento preventivo dei tecnici (guidati dall'avvocato Ghedini) mentre il Pd per ora si attesta sulla linea che «il ddl va rafforzato, il Pdl non si metta di traverso». Eppure è indicativo lo scambio di accuse che si sono regalati Pd e Pdl, proprio nelle ore in cui il procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco diceva in audizione alla Camera che «la priorità» è la reintroduzione del reato di falso in bilancio (il grimaldello delle inchieste di tangentopoli): «La corruzione non si combatte senza il falso in bilancio… A Milano vi sono solo 8 indagati per i reati di falso in bilancio (articoli 2621 e 2622) e zero rinvii a giudizio. Ecco non ci sono più reati…», ha osservato Greco. Che ha concluso: «La concussione è un problema marginale»; il punto centrale «è che la prescrizione vada oltre i sette anni e mezzo». Ma tutto questo, con la telefonata Cicchitto-Monti, è subito passato in secondo piano.
 

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