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Pacchetto anti-evasione da 2 miliardi

di Dino Pesole

Un'altra giornata alla faticosa ricerca delle coperture, e alla fine la via uscita per buona parte sarà assicurata da un nuovo pacchetto di misure sul fronte dell'evasione ed elusione fiscale. Il pacchetto vale oltre 2 miliardi ed è stato consegnato in tarda serata a palazzo Chigi dai tecnici dell'Economia. Serve ora il timbro politico prima di tutto del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nel pomeriggio gli emendamenti alla manovra correttiva in discussione al Senato sono attesi in commissione Bilancio.

Al primo punto compare il rafforzamento del redditometro, con il probabile, contestuale potenziamento delle indagini effettuate attraverso l'anagrafe sui conti correnti bancari, in modo da accertare in modo più tempestivo l'effettivo tenore di vita di soggetti ritenuti a rischio evasione. In caso di rilevanti scostamenti da quanto evidenziato in dichiarazione dei redditi, potrebbero scattare gli accertamenti automatici.

L'ipotesi non compare tra le opzioni dei tecnici dell'Economia, ma in sede politica ieri sera prendeva corpo la possibilità che il nuovo e più stringente meccanismo di accertamento del reddito effettivo potesse essere accompagnato da un concordato. In sostanza il maggior imponibile accertato potrebbe essere "sanato" attraverso il pagamento di un'imposta forfettaria. Meccanismo da definire, con relativo gettito che andrebbe a incrementare la "dote" di 2 miliardi assicurata dal nuovo pacchetto in arrivo, e che potrebbe tuttavia incorrere nel veto del Quirinale, oltre che in quello di Bruxelles. Se si configurasse come un condono, ancorché mascherato, sarebbe assimilato a un'entrata una tantum, e su questo punto la Commissione europea ha espresso a più riprese riserve e obiezioni. L'altra incognita, ben più pesante, riguarda il giudizio dei mercati.

Tra i punti salienti del nuovo giro di vite antievasione compare la stretta sulle società di comodo, attraverso l'inasprimento dei paletti già previsti dalla normativa in vigore e il contestuale incremento del livello minimo oltre il quale scatta la tassazione.

L'altra novità di rilievo riguarda le società in perdita: dopo tre anni verranno assimilate tout court alle società di comodo, e dunque sottoposte anch'esse al nuovo regime fiscale. Nel pacchetto messo a punto dai tecnici dell'Economia si specifica peraltro che qualora i beni siano utilizzati dal proprietario, ne verrà disposta la non deducibilità. È previsto altresì un drastico rafforzamento della soglia oltre la quale scatta la fattispecie penale (si può arrivare fino al carcere), con la previsione di ulteriori «circostanze aggravanti» qualora il reato riguardi esplicitamente i grandi evasori.

L'altra novità in arrivo, non meno rilevante anche per il suo evidente obiettivo di deterrenza, riguarda l'annosa questione della mancata emissione degli scontrini fiscali. Qualora degli accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza si accerterà che l'emissione degli scontrini è palesemente inferiore al giro di affari dell'esercizio, si prospetta anche la sospensione della licenza per l'esercente infedele con pubblicazione del nome sui giornali.

Per quel che riguarda le cooperative, come già annunciato al termine del vertice di Arcore di lunedì scorso, si va verso il taglio delle attuali agevolazioni fiscali. La strada è quella dell'aumento del 10% della tassazione sugli utili accantonati a riserva, mentre le norme in vigore prevedono che tali utili siano imponibili solo nella misura del 30 per cento (percentuale ridotta al al 20% per le cooperative agricole ed elevata al 55% per quelle di consumo).

Quanto al possibile aumento dell'Iva, che potrebbe propiziare nuove entrate per almeno 3,7 miliardi, la decisione al momento è di utilizzare questa nuova fonte di gettito più avanti, in contemporanea con l'avvio dell'esame della legge delega sulla riforma fiscale, come vorrebbe il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, o a fine anno qualora fosse necessario reperire ulteriori, nuove risorse.

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