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P.a., smart working senza quote

Smart working nella p.a. senza più quote minime. E due decreti legge (su semplificazione e reclutamento) per preparare le amministrazioni alle sfide del Recovery Plan.

Il telelavoro dei pubblici dipendenti continuerà ad esistere solo nella misura in cui sarà in grado di migliorare l’organizzazione del pubblico impiego, l’efficienza e la soddisfazione degli utenti finali. «Altrimenti si tornerà sul posto di lavoro». È la promessa lanciata dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervenuto ieri all’evento streaming di PriceWaterhouseCoopers dedicato al ruolo del capitale umano come motore della ripartenza del Paese. «Il sistema delle quote è quanto di peggio si possa fare in materia di smart working», ha detto Brunetta. «L’obiettivo del lavoro agile deve essere la customer satisfaction. Non ha senso dire: metà dei dipendenti deve essere in smart working se tale percentuale non consente la soddisfazione dei cittadini». Chiaro riferimento alle percentuali di dipendenti pubblici da destinare al lavoro agile (50% fino alla fine del periodo emergenziale e 60% a regime nelle attività cosiddette «smartabili», ossia che possono essere svolte da remoto) fissate dal decreto Rilancio e prorogate fino al 31 marzo dal decreto Milleproroghe e poi fino al 30 aprile dall’ex ministro della Funzione pubblica, Fabiana Dadone. Che ieri ha replicato al suo predecessore facendo notare come «da gennaio, a stabilire le attività smartabili e di conseguenza il numero di dipendenti da mettere in lavoro agile, sono i dirigenti», motivo per cui, ha precisato la ministra per le politiche giovanili, «attualmente lo smart working non è vincolato a percentuali».

Brunetta ha rilanciato l’obiettivo di regolamentare il lavoro agile nei contratti del pubblico impiego di prossima firma, lasciando alla responsabilità dei dirigenti il compito di disciplinare e organizzare lo smart working. «Il lavoro a distanza nella p.a. non deve essere una foglia di fico per nascondere l’emergenza, ma deve essere utilizzato là dove serve», ha proseguito il ministro. Con un esempio concreto: «utilizzare le tecnologie digitali per realizzare a distanza una conferenza di servizi che prima del Covid si teneva solo in presenza è sicuramente un’innovazione positiva che rende tutto più facile e meno costoso. Ma se c’è da rispondere alle esigenze dei cittadini con uno sportello da tenere aperto, lo smart working non è applicabile o è applicabile solo se ci sono modalità, tecnologie, contratti ad hoc, organizzazione. Non è più ammissibile leggere negli uffici pubblici cartelli con la scritta: chiuso per smart working».

In un’ottica di customer satisfaction e accountability dei servizi pubblici, il presidente e amministratore delegato di Pwc Italia, Giovanni Andrea Toselli, ha puntato l’attenzione sui Bes, gli indicatori di Benessere equo e sostenibile che l’Italia ha inserito nei documenti di programmazione economica del governo. «L’accountability è l’unico strumento per recuperare un rapporto di equilibrio con le istituzioni», ha osservato. «Ho molto apprezzato che l’Italia sia il primo Paese che ha attribuito ufficialmente al benessere equo e sostenibile un ruolo nell’attuazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche».

Brunetta ha scelto l’evento di Pwc per annunciare la prossima emanazione dell’atteso decreto legge sulla semplificazione (che dovrebbe essere approvato entro la fine di aprile) in cui saranno messe nero su bianco le regole per garantire l’interoperabilità delle banche dati pubbliche («frenate più da paletti normativi che da carenze tecnologiche») e per sollevare i dirigenti pubblici dalla «paura della firma», ossia la paralisi dell’attività per i timori di finire indagati per danno erariale o abuso d’ufficio. Sembra a questo punto probabile una proroga dello scudo per responsabilità erariale con cui il governo Conte ha ristretto le maglie del reato di abuso d’ufficio (articolo 323 codice penale) e protetto fino al 31 dicembre 2021 le condotte di dirigenti e funzionari che dal 17 luglio 2020 non possono finire sotto indagine erariale per colpa grave ma solo per dolo (salvo i casi di danni cagionati da omissione o inerzia). «Il decreto legge sulla semplificazione sarà un provvedimento di accompagnamento al Piano nazionale di ripresa e resilienza a vantaggio di tutti i ministeri», ha spiegato Brunetta che ha allo studio anche un provvedimento ad hoc sul reclutamento per facilitare l’assunzione di dipendenti pubblici «high skilled» (per esempio ingegneri e tecnici gestionali) per la durata temporale del Recovery Plan (sei anni).

L’obiettivo è svecchiare i ruoli della p.a., realizzando un effettivo ricambio generazionale grazie all’assunzione di almeno 150 mila giovani l’anno, e poi pensare alla digitalizzazione «perché l’immissione di nuove tecnologie se non trova un ambiente fertile non porta beneficio». «Sto cambiando le regole del gioco del reclutamento altrimenti sarà impossibile realizzare un ricambio generazionale nella p.a.», ha proseguito il numero uno di palazzo Vidoni.

E in quest’ottica Brunetta ha voluto tranquillizzare i tanti giovani riuniti sotto l’hashtag #ugualiallapartenza che sulla rete e sui social network hanno contestato le norme sblocca-concorsi dell’ultimo decreto legge Covid (dl n. 44/2021) nella parte in cui rischierebbero di privilegiare chi già può vantare anni di servizio nella pubblica amministrazione a scapito dei neolaureati.

Brunetta ha spiegato che i titoli di studio saranno valutati al posto delle preselezioni a scelta multipla ma i titoli di servizio o l’esperienza professionale non saranno presi in considerazione all’inizio della procedura concorsuale ma solo successivamente nella formazione della graduatoria finale.

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